L’attesa

Quel tempo che ci separa,
lento e maledetto si nutre dei gesti quotidiani,
pesa e soffoca e schiaccia le volontà mie.

Quel tempo che ci separa,
elettrico e pulsante si veste dei più oscuri desideri,
dosa e trattiene e libera le passioni nostre.

Quel tempo che ci separa,
limitato e breve si mostra inesauribile agli occhi nostri,
avvolge stretto tra le sue fasce, esplode come tortura, al primo sguardo.

 

Martina

Lost in Milan

In quella stanza d’albergo, dove da sola dormo e quella notte sembra un sogno. Lontano dalla tua città. Lontano da tutti.
Qui non è grigio e tutto sembra illuminato da una soffusa luce. Le strade sono viali e l’asfalto e diviso dalle rotaie. Il Duomo pungente e la Galleria dal pavimento liscio e scivoloso. Non sono abituata ad una città così grande che mi fa sentire ancora più piccola. E cattura al tempo stesso. Mi sento sola ma indipendente, mi sento indifesa ma libera di andare dove voglio e fare cosa mi va. Quindi come ogni “mamma ho perso l’aereo mi sono smarrita a Milano”, mi trovo in una stanza calduccina, con la tv accesa e nessuno che mi ripete che è ora di andare a dormire.
Ora posiziono la fotocamera, la modalità su video. Metto il pigiama e si, salto sul letto.

Martina

Ah. Volevo farvi rosicare un pò confessando che appena entrata in camera ho trovato un torrone. Si, un Toblerone per l’esattezza; ed era bello impacchettato nella carta argentata in mezzo al letto.