Fila N Posto 12

Non sono mai andata al cinema da sola, mi fa sentire triste. Forse mi farebbe bene provare una volta, dicono che è rilassante invece. Comunque l’altra sera ero proprio al cinema e io di solito seguo il film molto attentamente, non mangio i pop corn, non metto le ginocchia sulla spalliera della poltrona di fronte, non chiacchiero col vicino tra una battuta e un’altra, non fruzzico continuamente nella borsa alla ricerca di un fazzoletto. L’altra sera però, ahimè, ho fatto un gravissimo errore che mi è costato caro, sono riuscita a perdermi una battuta importante o forse no, chissà, perchè ho ceduto alla distrazione. E’ durato solo un secondo eppure me lo ricordo bene quel momento. Avevo la testa voltata a sinistra e dagli occhialini rettangolari dalle lenti mezze unte (le ciglia mi sbattono continuamente alle lenti sporcandole in maniera che non vi potete immaginare, o forse si, se portate gli occhiali) vedevo un viso, un profilo quasi perfetto; le scene prima chiare poi scure del film lo illuminavano con una luce insolita e io certo non me l’aspettavo di esser per un attimo così intontita da quella scoperta cromatica. Sta di fatto che ancora non sono convinta se il mio vicino si sia accorto che lo fissavo oppure no. Magari ha fatto finta.

Martina

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Quello che le donne sono /2

“Ci sono feste che ormai contano il giusto, ma ci sono persone come te che ti ricordano cosa sia veramente una donna e perché va festeggiata, oggi più che mai!”

G.

E io che non sono una di quelle che -queste feste ormai non se le fila più nessuno, sono diventate troppo/solo commerciali- sorrido ancora quando ricevo sms del genere. E ringrazio ancora una volta di avere amici così, che ti vogliono semplicemente bene ma che con qualche sorpresa te lo ricordano pure.

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Martina

Affogando

Se tardi a trovarmi, insisti. Se non ci sono in nessun posto cerca in un altro, perché io sono seduto da una qualche parte, ad aspettare te. (da “Foglie d’erba”, Walt Whitman)

Come un rincorrersi e poi incrociare gli sguardi e fuggire di nuovo. Ma quel colore così magnetico non può lasciarti lontano per più a lungo di due secondi, sei costretto a rituffartici dentro e sei ipnotizzato, hai lo sguardo fisso e senti le parole un pò ovattate e non ne capisci il senso; ti accorgi di essere abbindolato come un bambino che con la bocca aperta guarda il trapezista sfidare il vuoto. Poi sbatti le ciglia e socchiudi le labbra ma se rialzi lo sguardo quel sogno reale è ancora li, non ti sveglierai.

Martina

Come nei film /2

Ore 17:25, è freddo ma c’è il sole che riscalda a tratti, centro commerciale.

Una ragazza cammina al fianco di sua madre, hanno ultimato gli acquisti natalizi e tengono in mano una o due buste. Quindi, è ora di fare la spesa, il pranzo di Natale incombe. Le porte scorrevoli si aprono e attraversano lo spazio antistante l’entrata.
La mamma ha fretta e velocizza il passo preparando tutto l’occorrente partendo dalla moneta per il carrello; la ragazza resta leggermente indietro e osserva la gente.
Sulla destra, una rampa di scale permette di salire direttamente al secondo piano del centro commerciale, ci sono un parrucchiere, un negozio sportivo e anche un bar. Accade tutto in un lampo, e solo ricordando si può gustare e rigustare ancora la scena al rallentatore. Un ragazzo sui 17 anni sta scendendo le scale, piumino e casco integrale in mano, è arrivato quasi in fondo, gli mancheranno si e no due gradini; da dietro, una ragazza scende la rampa di scale seminando dietro di lei quegli scalini piccoli e odiosi, lo raggiunge subito. Lei allunga il braccio e lo tira per il giubbotto, Lui si gira e, come se già lo sapesse, come se se lo aspettasse, come se lo desiderasse, allunga il collo.
Si baciano a stampo, velocemente. Si guardano sapendo che entrambe le loro labbra stanno sorridendo, anche se loro hanno gli occhi fissi su quelli dell’altro.
Senza dire niente si allontanano, Lui varca le porte scorrevoli e Lei risale, lentamente, le scale.

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Come nei film /1

Sorprendersi di un gesto che forse si stava aspettando, forse un gesto sperato, cercato, scampato e rincorso. Un tocco sulla spalla e due occhi che si incrociano sorridendo.

C’è una raffica di parole dette tuttetuttetutte veloci, l’indice puntato: “Bravo si, bravo bravo” …ma il tono non è assolutamente di rimprovero. Lui sta allo scherzo.

Poi come nei film. Le mani, tutte appiccicose dall’alcol cadutoci sopra per sbaglio, sono aperte e afferrano le guance di lei. Anche con un pò di forza stringono e avvicinano i due volti.

Le labbra attaccate si sono attratte con impeto, quasi da far male. Non riescono a respirare neanche col naso.

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Martina

Ritratti a carboncino

Nel silenzio della notte cerco di rallentare i miei sospiri perchè troppo rumorosi, cerco di muovermi il meno possibile sulla sedia per non svegliare i sogni nelle stanze adiacenti, cerco una parola, una frase o una fotografia che facciano tornare forte il tuo ricordo.
In queste ore scure non penso, sono catturata dalla scrittura e doso inchiostro nero.
Ho la mente altrove, so che sto pensando a te ma non mi focalizzo sul tuo volto, sui tuoi movimenti, sulla tua voce; su quei particolari che fanno di te un disegno in bianco e nero, particolari che neanche io conosco.

Vorrei chiudere gli occhi intravedendo i lineamenti del viso, vorrei sperare che tu sia vittima di quell’intraprendenza che vado cercando. Sogno di te, ad occhi aperti e chiusi.
Ti cerco senza sosta e finalmente slego quel groviglio di anime troppo numerose, trovandoti in disparte, come se tu non mi stessi aspettando.

Scoprendoci sorpresi, innamoriamoci.

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Martina