Affogando

Se tardi a trovarmi, insisti. Se non ci sono in nessun posto cerca in un altro, perché io sono seduto da una qualche parte, ad aspettare te. (da “Foglie d’erba”, Walt Whitman)

Come un rincorrersi e poi incrociare gli sguardi e fuggire di nuovo. Ma quel colore così magnetico non può lasciarti lontano per più a lungo di due secondi, sei costretto a rituffartici dentro e sei ipnotizzato, hai lo sguardo fisso e senti le parole un pò ovattate e non ne capisci il senso; ti accorgi di essere abbindolato come un bambino che con la bocca aperta guarda il trapezista sfidare il vuoto. Poi sbatti le ciglia e socchiudi le labbra ma se rialzi lo sguardo quel sogno reale è ancora li, non ti sveglierai.

Martina

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Lost in Milan

In quella stanza d’albergo, dove da sola dormo e quella notte sembra un sogno. Lontano dalla tua città. Lontano da tutti.
Qui non è grigio e tutto sembra illuminato da una soffusa luce. Le strade sono viali e l’asfalto e diviso dalle rotaie. Il Duomo pungente e la Galleria dal pavimento liscio e scivoloso. Non sono abituata ad una città così grande che mi fa sentire ancora più piccola. E cattura al tempo stesso. Mi sento sola ma indipendente, mi sento indifesa ma libera di andare dove voglio e fare cosa mi va. Quindi come ogni “mamma ho perso l’aereo mi sono smarrita a Milano”, mi trovo in una stanza calduccina, con la tv accesa e nessuno che mi ripete che è ora di andare a dormire.
Ora posiziono la fotocamera, la modalità su video. Metto il pigiama e si, salto sul letto.

Martina

Ah. Volevo farvi rosicare un pò confessando che appena entrata in camera ho trovato un torrone. Si, un Toblerone per l’esattezza; ed era bello impacchettato nella carta argentata in mezzo al letto.