Finta sorda

Stavano in silenzio, quasi immobili, le endorfine sparse qua e la.
I capelli corti di lei, sfioravano a malapena le spalle. Lui la fissava.
“Come sei bella”
Lei finge di non sentire. “Che?”
“Come sei bella”.

Il più bel complimento nasce così dal niente. Ripetuto due volte quasi quasi ti ci fa anche credere.

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Martina

L’attesa

Quel tempo che ci separa,
lento e maledetto si nutre dei gesti quotidiani,
pesa e soffoca e schiaccia le volontà mie.

Quel tempo che ci separa,
elettrico e pulsante si veste dei più oscuri desideri,
dosa e trattiene e libera le passioni nostre.

Quel tempo che ci separa,
limitato e breve si mostra inesauribile agli occhi nostri,
avvolge stretto tra le sue fasce, esplode come tortura, al primo sguardo.

 

Martina

Disattenzioni indotte

Apre il ricettario e  tra i mille fogli sporchi di uovo e cioccolato colato, afferra un piccolo post it. 200 gr di zucchero, 3 uova, 150 gr di farina, 2 cucchiaini di lievito per dolci, 50 ml di latte, Nutella, Zucchero a velo. Le piace pasticciare nonostante cerchi di sporcare meno utensili possibile, preferisce l’ordine. Stavolta però, deve seguire la ricetta minuziosamente, niente errori, cotto a puntino e arrotolato alla perfezione. Deve venire perfetto.

Una volta pronto, spalma la nutella e con l’aiuto di un canovaccio lo arrotola su se stesso…fatto. Che meraviglia, quasi non ci crede di esser stata lei a “costruire” ciò che ha davanti agli occhi; poi con un colino dai fori piccoli piccoli spolvera un pò di zucchero a velo, ed infine prepara un bel vassoio, ha deciso di tagliarlo subito e presentare tante fette tutte uguali. Adesso è davvero completo, non riuscirà a resistere, un’oretta buona ha trascorso nella preparazione di questo dolce, il suo primo dolce per lui. Decide di assaggiare una fetta per scrupolo, è perfetto.

Squilla il telefono e arriva un messaggio. Lui sarà qui tra due ore. 120 muniti.

Agitata, nervosa e trepidante coi suoi vaporosi capelli rossi, si guarda intorno e come se facesse mente locale, inizia a disporre tutto ciò che le passa sotto mano nella giusta posizione in cui dovrebbe essere all’interno di una casa ordinata. 100 minuti. Apre leggermente le finestre del bagno e della camera, spalanca la porta della cucina, corre in bagno, strizza quella spugna con un vigore improvviso, sale sui letti perchè alle mensole più in alto non arriva e spazza e sventola e piega; anche se l’orario non è quello giusto anche un pò di aspirapolvere non guasta. 60 minuti. Cerca di appuntarsi le cose da fare, ha paura di dimenticarle e anche un banale oggetto fuori posto potrebbe sembrarle un errore madornale. 50 minuti. Ah si, indaffarata e senza respiro, getta l’occhio sul frigorifero e solo allora ricorda che sarebbe meglio prepararsi qualcosa per cena. 30 minuti. Cambiare gli abiti, provare le scarpe acquistate nel pomeriggio, truccarsi, lisciare quei capelli che solitamente sono indomabili sono azioni che richiederebbero, per lei, solita lentona ritardataria, molto più del tempo che ha a disposizione, ma stavolta è diverso e riesce, non si sa come, a farselo bastare, sorprendendosi lei stessa. 0 minuti.

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Vedo parole, leggo paesaggi.

E’ verissimo che non ho creatività, la creatività a comando dico; se devo scrivere una cosa per forza o “dai ma perchè non aggiorni il blog?” posso stare anche ore e ore davanti al computer senza buttare giù neanche due righe.

E niente, oggi pomeriggio mi stavo distraendo quei pochi minuti guardando un mini-documentario girato in una campagna toscana e ho avuto una specie di flash, un pensiero che non c’entrava assolutamente niente con quello che stavo facendo. E quindi è successo che ho sentito un fortissimo bisogno di scrivere o meglio, di schiacciare qualche tasto, dovevo “fermare” quello che avevo visto e pensato. Perchè si, a volte le parole le vedo, vabbè…

Comunque, è nato tutto così, con una foto e un nome accanto, e io ho semplicemente letto. Che devo dire, mi si è leggermente contorto lo stomaco, come per l’emozione prima di salire sul pulmino per la gita in quarta elementare, e mi sono immaginata quella scena di quando stando in piedi, due persone, tengono le gambe vicine, a contatto, e l’aria fredda non passa. Senti la differenza solo quando ti allontani e sali in macchina.

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Martina