Mamma ho perso la macchina

(Lunedì mattina, ore 8:00.)

“No via, prendo la macchina.”
“Quindi stamattina lo porti te a scuola, ok?”
“Sisi, certo.”

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(suona il campanello)
“Mamma, ho messo lo zaino in macchina e poi…poi il babbo è partito. Senza di me.”

(Squilla il cellulare)
“Senti, lo stai accompagnando a scuola no? Ma…il figliolo ce l’hai in macchina?”

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Martina

Il diario

Il diario

Su quel diario,
con quell’orario tutto confuso,
non si legge nemmeno la parola ginnastica.
Quell’avviso è introvabile,
un lampo che appare e subito sparisce
in un labirinto di pagine che scorrono veloci.

In quel diario,
c’è scritta perfino la ricetta di come friggere le zucchine;
c’è disegnata una scena di rimprovero di un maestro severo.
Lasciato sul banco aperto a metà,
è un uccello che, verso terre lontane, è pronto a migrare.

Su quel diario,
ci sono gli scarabocchi di una guerra
con mitragliatrici, fucili ed altre armi
caricate con un solo colpo.

Matteo M.

Un cervello ecosostenibile

Con lo smalto blu (ho poco più di vent’anni quindi me lo posso permettere) digito un tasto dopo l’altro. Scrivo al pc guardando la tastiera ma riesco a farlo abbastanza velocemente usando più di due dita, più di due indici. Ho deciso di vivere in maniera sotenibile, immagazzinare tutte lo stronzate nel cervello seguendo le regola della raccolta differenziata, lo studio va nel multimateriale, il cazzeggio nell’indifferenziato (perchè è la quantità di rifiuti maggiore), le incazzature nell’umido (così che poi diventino concime) e le gioie nella carta. Si, le gioie; scoprirsi volenterosa di scrivere, curiosa di conoscere gente nuova, vergognarsi di fare pensieri sul ragazzo che ti sta seduto accanto e riderne in solitudine, fare gli scherzi alle amiche fingendo di avere delle finte relazioni e vederle abboccare senza che dubitino della veridicità della confessione (da una parte è positivo perché significa che le tue amiche si fidano ciecamente di te, dall’altra negativo perché sarebbe strano non stupirsi di una relazione nata così improvvisamente senza che non se ne sapesse niente prima d’ora).

E poi ricevi un dono dal cielo, un barattolo di burro d’arachidi che finirà nell’impasto dei biscotti, scartati dal babbo ma molto apprezzati dagli amici. Burrosi e fragranti. Gli amici, non i biscotti. E nel caldo di un pomeriggio di maggio corri alla fiera sull’ecosostenibilità perché devi raccogliere volantini e saperne sempre di più sullo smaltimento dei rifiuti. Quelli nel cervello di poco fa! E il caldo è sopra il livello di sopportazione delle mie ascelle, che piangono come se avessero perso il gatto.

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