Il sogno del papavero

Il papavero, nel campo, chiuse gli occhi e sognò.
“Sono una ballerina” disse, tenendo gli occhi chiusi.
Un vento delicato faceva tremolare i petali della corolla.
“Questo è il mio tutù”, pensò, “di tulle rosso”.
E avvitandosi su sé stesso lo fece alzare a ruota.
“Lo stelo”, continuò, “è la gamba affusolata,
tesa sulla punta del piede in un passo di danza”.
Sul palco si muoveva con grazia, faceva piroette,
saltava e ricadeva senza far rumore, leggera.
Esile, sottile, sembrava volare trasportata dal vento.
Fu allora che entrò in scena il ballerino col costume
azzurro.
Fece un ampio inchino: “Permetti?” le disse,
prendendola per mano.
La sollevò in aria e la fece volteggiare.
Il papavero riaprì gli occhi.
Al suo fianco, un fiordaliso azzurro sognava
di danzare
con la ballerina dal tutù rosso.

(Favola di Sabina Del Monego tratta dalla raccolta “C’era una volta” di Alessandro Lucchini)

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Quando vecchia tu sarai

Spesso penso ad alcune situazioni che mi prometto di riscrivere qua…beh, il più delle volte, poi, non lo faccio.

Io sono qui, e vorrei semplicemente dire delle cose. Delle parole pensate ma non troppo perchè scrivere a caldo è la cosa più appagante che ci possa essere; anche quando il giorno dopo rileggi il tuo racconto e, inevitabilmente, ti sembrerà di aver buttato giù righe di un’idiozia disumana…quelle cose lì, le hai scritte tu. E in quel momento ci credevi. Erano le parole giuste da scrivere in quell’istante. Le più appropriate in quella situazione gestita dall’impeto di pensieri rumorosi.

Voi lo sapete perchè io ho un blog? Per tutti i motivi possibili, non per uno solo, ma per tutti quelli che vi stanno venendo in mente. Perchè adoro scrivere, adoro fare esercizio con le parole, adoro stare al computer, adoro raccontare quello che mi succede in chiave emblematica in modo che voi non possiate capire ciò che è successo davvero e ciò che no, adoro ricevere i vostri commenti perchè quelli positivi rendono orgogliosi e quelli negativi sono segno che piacevole o no il mio blog è indicizzato su google, adoro farvi leggere le mie parole scritte senza che siano dosate, adoro avere uno spazio virtuale sempre a disposizione e che tra qualche anno rileggerò con piacere, adoro vedere una frase concludersi con un punto.

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Il diario

Il diario

Su quel diario,
con quell’orario tutto confuso,
non si legge nemmeno la parola ginnastica.
Quell’avviso è introvabile,
un lampo che appare e subito sparisce
in un labirinto di pagine che scorrono veloci.

In quel diario,
c’è scritta perfino la ricetta di come friggere le zucchine;
c’è disegnata una scena di rimprovero di un maestro severo.
Lasciato sul banco aperto a metà,
è un uccello che, verso terre lontane, è pronto a migrare.

Su quel diario,
ci sono gli scarabocchi di una guerra
con mitragliatrici, fucili ed altre armi
caricate con un solo colpo.

Matteo M.