Vedo parole, leggo paesaggi.

E’ verissimo che non ho creatività, la creatività a comando dico; se devo scrivere una cosa per forza o “dai ma perchè non aggiorni il blog?” posso stare anche ore e ore davanti al computer senza buttare giù neanche due righe.

E niente, oggi pomeriggio mi stavo distraendo quei pochi minuti guardando un mini-documentario girato in una campagna toscana e ho avuto una specie di flash, un pensiero che non c’entrava assolutamente niente con quello che stavo facendo. E quindi è successo che ho sentito un fortissimo bisogno di scrivere o meglio, di schiacciare qualche tasto, dovevo “fermare” quello che avevo visto e pensato. Perchè si, a volte le parole le vedo, vabbè…

Comunque, è nato tutto così, con una foto e un nome accanto, e io ho semplicemente letto. Che devo dire, mi si è leggermente contorto lo stomaco, come per l’emozione prima di salire sul pulmino per la gita in quarta elementare, e mi sono immaginata quella scena di quando stando in piedi, due persone, tengono le gambe vicine, a contatto, e l’aria fredda non passa. Senti la differenza solo quando ti allontani e sali in macchina.

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Martina

Amore non mio

Ho scoperto Indirizzo Inesistente grazie a La Lara. Mi sono iscritta immediatamente, ve lo confido, è attraente come idea. Vedi arrivarti in posta una mail, sai che non è per te ma te la godi come se invece lo fosse. La leggi senza aspettare e ti sembra proprio come se fosse stata scritta apposta per farti immedesimare nel destinatario. A lei è arrivata una prima lettera di un romanticismo unico e spassionato. La prima lettera che è arrivata a me, parla sì dell’amore, ma dell’amore perduto. Come uno scherzetto del destino che pensa che leggendo quelle frasi io resti impassibile. Grazie eh…

“Amore mio,

lascia che ti chiami ancora così, come ti ho sempre chiamato: perché tu sei l’amore e tu sei mio. Anche se fosse l’ultima volta, anche se non potrò più chiamarti così perché non sarai più mio e non sarai più l’amore ma solo il rimpianto e la mancanza, l’assenza e il dolore, la consapevolezza di aver sbagliato che mi logora e mi fa piangere mentre misuro con disprezzo la mia bassezza e la mia meschinità.
Amore mio che non ho saputo proteggere, amore mio che ho vilipeso e maltrattato, che ho perduto e sfregiato e infranto e calpestato.
Amore mio che non sei già più mio perché non ho saputo tenerti. Quando avrei dovuto votare le mie giornate solo a tenerti e le mie notti ad ammirarti, quando avrei dovuto passare ogni ora a contemplare la fortuna immensa che sei stato per me.
Quello che ho fatto è orribile e ingiusto, e non chiedo perdono, e so che il mio pentimento è un’offerta tanto sincera quanto inutile.
Amore mio. Forse ti scrivo questa lettera solo per poterti chiamare di nuovo così, col nome che ti ho dato e che poi ti ho strappato, e lo scrivo graffiando il foglio con la penna, amore mio, e il foglio sanguina inchiostro mentre lo scrivo, AMORE MIO, che non sei più mio. Sai che sto piangendo, e so che non ti importa. Ti ho deluso e non me lo perdonerò mai. Avevo l’amore mio e l’ho fatto andare via. E l’amore mio non tornerà più. E ogni volta che sentirò qualcuno dire a qualcuno “Amore mio” penserò a te, e mi si romperà un altro pezzo di cuore nel pensare al tuo cuore bello, il tuo cuore prezioso che ho trattato tanto male.

Addio amore mio.
Amore mio che non sei più mio nel momento in cui mi accorgo che non posso fare a meno di essere tua. Addio.”

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Ecco qua. Non vi sentite tirati in causa un pò anche voi??

Martina

If you told me to die for you… I would.

E mi arrampico su, delle braccia mi prendono prepotentemente da sotto le ascelle e in un secondo sono convinta di volare. Non mi capita mai, e dico mai, di vedere le persone dall’alto, tante teste rivolte verso lo stesso punto, tante teste che si muovono a ritmo. Teste scatenate, e teste bagnate.

Confusa, arranco per godere della migliore visuale e faccio impazzire gli occhi guardando prima qua poi la, senza avere il tempo di mettere a fuoco. Perchè una voce sto cercando. Quella sola. E ora così, tra panico ed euforia, stento a trovarla.

Canta scandendo le parole, le labbra a pochi millimetri dal microfono.

“While we’re talking about all of the things that I long to believe, about love and the truth and what you mean to me. And the truth is, baby, you’re all that I need”.

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Sto tremando

Non racconterò cosa è successo, almeno non adesso e non nel dettaglio. Ma vedere i tuoi occhi spuntare fuori così dalla folla, corrermi incontro e stringermi in quell’abbraccio che Dio solo sa quanto mi mancava, questo si, devo scriverlo per forza. Ma non era ancora tutto il bene che avevi da offrirmi quello, e l’ho capito mentre hai iniziato a parlarmi a raffica, gesticolavi e muovevi la testa. Hai voluto raccontarmi tutto in quei pochi minuti dove io pendevo dalle tue labbra e non ti ho voluta mollare neanche un secondo. Vedere la tua mano stringere il bicchiere e tremante mi ha fatto sobbalzare; quando tu mi hai detto però: “Guarda, sto tremando” e ho alzato lo sguardo…lo stavi dicendo con un sorriso dolce e io non ho potuto fare a meno di rispondere: “Si, anche io”.

Voler sapere tutto di te, raccontarti tutto di me. C’era complicità e ce ne siamo accorte.

Perdermi in quei tuoi occhi azzurri è stato un sospiro di sollievo; vederti esuberante, allegra e soprattutto felice di vedermi, beh, mi ha reso un pò soddisfatta…ma soprattutto mi ha fatto stare bene. Adesso sono in pace con me stessa. Grazie A.

Martina

“…que me voy!”

Non riesco a vedere bene le lettere sulla tastiera e una goccia cade forte sul dorso della mano.
Una nuova notifica, panico. Un messaggio dolce, tenero, di speranza ma allo stesso tempo triste, dispiaciuto e pieno di rammarico. Ma la risposta è un sorriso, che tu sia afflitta, che tu ti senta tradita, che tu sia sorpresa di leggere parole inaspettate, la risposta è quella. Deve essere quella. I fatti lo impongono, non si può più trascinarsi dietro qualcosa che non ci appartiene più. E allora si sorride e si accetta con serenità quello che è!
Una situazione ricordata, un clima piacevole con frasi confidate.

Una cucina stretta e lunga illuminata dalla porta finestra in fondo che da sul balcone, un tavolo che ospita quattro sedie, ma a quest’ora, di pomeriggio inoltrato, sono solo due ad essere occupate. Una confidenza tenuta segreta, uno scherzetto fatto in vacanza, i capelli tagliati troppo dal parrucchiere, i calzini nuovi comprati al mercato, la mail appena arrivata dalla sorella lontana…
Ho conosciuto tutto questo e l’ho tenuto appeso come un fazzoletto tra il pollice e l’indice, come una sciagurata ragazza.
Mandavo avanti e indietro le due dita come dovessi spargere un pizzico di sale e intanto il fazzoletto oscillava.
Certo, naturalmente. Ovvio. Ovvio che è caduto.
C’è un posto dove i vostri regali involontari si sono automaticamente conservati, ed è lo stesso posto nel quale voi conservate i miei.
Tossisco per alcuni minuti davanti allo schermo, ultimamente questa tosse non mi dà pace. Ma che faccio rispondo, no? Certo, perchè non dovrei. In fondo anche io rimpiango quella cucina e quella mano che euforica mi trascina in balcone per farmi sentire quanto sono profumate le lenzuola di flanella appena lavate col nuovo ammorbidente. Quel profumo di pulito, quel profumo di confortevole armonia…

Martina