Vedo parole, leggo paesaggi.

E’ verissimo che non ho creatività, la creatività a comando dico; se devo scrivere una cosa per forza o “dai ma perchè non aggiorni il blog?” posso stare anche ore e ore davanti al computer senza buttare giù neanche due righe.

E niente, oggi pomeriggio mi stavo distraendo quei pochi minuti guardando un mini-documentario girato in una campagna toscana e ho avuto una specie di flash, un pensiero che non c’entrava assolutamente niente con quello che stavo facendo. E quindi è successo che ho sentito un fortissimo bisogno di scrivere o meglio, di schiacciare qualche tasto, dovevo “fermare” quello che avevo visto e pensato. Perchè si, a volte le parole le vedo, vabbè…

Comunque, è nato tutto così, con una foto e un nome accanto, e io ho semplicemente letto. Che devo dire, mi si è leggermente contorto lo stomaco, come per l’emozione prima di salire sul pulmino per la gita in quarta elementare, e mi sono immaginata quella scena di quando stando in piedi, due persone, tengono le gambe vicine, a contatto, e l’aria fredda non passa. Senti la differenza solo quando ti allontani e sali in macchina.

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Martina

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Affogando

Se tardi a trovarmi, insisti. Se non ci sono in nessun posto cerca in un altro, perché io sono seduto da una qualche parte, ad aspettare te. (da “Foglie d’erba”, Walt Whitman)

Come un rincorrersi e poi incrociare gli sguardi e fuggire di nuovo. Ma quel colore così magnetico non può lasciarti lontano per più a lungo di due secondi, sei costretto a rituffartici dentro e sei ipnotizzato, hai lo sguardo fisso e senti le parole un pò ovattate e non ne capisci il senso; ti accorgi di essere abbindolato come un bambino che con la bocca aperta guarda il trapezista sfidare il vuoto. Poi sbatti le ciglia e socchiudi le labbra ma se rialzi lo sguardo quel sogno reale è ancora li, non ti sveglierai.

Martina