Grazie per oggi

20131129-013609.jpgQuella di ieri è stata una di quelle giornate che non scorderó sicuramente; le 24 ore sono volate e c’era felicità, tanta.
Ieri ho fatto il mio primo colloquio di lavoro, è andato bene.
È stato come quando fai un esame all’università, perdi totalmente la concezione del tempo. Entri in un ufficio ed esci dicendo: “Vai, ho fatto. Spero di non averci messo troppo”. No… Solo 40 minuti.
Ero piu tranquilla di quel che pensassi, ho perfino parlato!
Comunque stavo dicendo che ieri è stato un giorno spensierato e senza preoccupazioni (si, a parte quel piccolo inconvieniente di formattazione del testo della tesi che proprio non voleva andare a posto), e so bene il perchè.
Ho trascorso tutto il giorno e dico tutto, con la persona che amo.
Non iniziate, so gia che stanno partendo i discorsi del tipo “tutto il giorno?! Ma sei pazza, sai che noia!”.
No, non lo so, va bene?
Non la conosco la noia quando siamo insieme e non mi passa neanche per la testa di pensare alla noia mentre sono con lui, chi me lo fa fare di sprecare 1 minuto per quest’inutile idiozia.
Le 24 ore (in realtà saranno state 13) sono volate…e io ne avrei volute così tante altre ancora.
Ho ringraziato per questo regalo, ho ringraziato tanto perchè è stata una condivisione semplice ma naturale che non è stata d’affanno nemmeno per 5 minuti.
Solo quando sono tornata a casa mi sono ricordata che da qualche parte nel mondo era il giorno del ringraziamento; da noi non si festeggia ovviamente ma pensate: ho finito la mia giornata ringraziando colui che mi è stato vicino e che mi ha accompagnato in questo passo importante.
Lo ringrazio perchè c’è stato e perchè c’è adesso. Con me.

M.

Finta sorda

Stavano in silenzio, quasi immobili, le endorfine sparse qua e la.
I capelli corti di lei, sfioravano a malapena le spalle. Lui la fissava.
“Come sei bella”
Lei finge di non sentire. “Che?”
“Come sei bella”.

Il più bel complimento nasce così dal niente. Ripetuto due volte quasi quasi ti ci fa anche credere.

.

Martina

L’attesa

Quel tempo che ci separa,
lento e maledetto si nutre dei gesti quotidiani,
pesa e soffoca e schiaccia le volontà mie.

Quel tempo che ci separa,
elettrico e pulsante si veste dei più oscuri desideri,
dosa e trattiene e libera le passioni nostre.

Quel tempo che ci separa,
limitato e breve si mostra inesauribile agli occhi nostri,
avvolge stretto tra le sue fasce, esplode come tortura, al primo sguardo.

 

Martina

Apnea

Sono distesi sul letto, uno accanto all’altro, girati su un fianco. Si guardano, faccia a faccia, gli occhi cosi vicini che faticano ad inquadrare il resto del volto. Lei non sembra apprezzare al massimo quella posizione un pò innaturale ma ormai ha lo sguardo fisso e non riesce a distoglierlo. Così i nasi si sfiorano e le labbra si toccano. Ed è lì che lei inizia a respirare, finalmente. Il sollievo dopo quell’apnea lancinante.

Proprio per questo non riesce a smettere di baciarlo.

Martina

InstaBacio

Quando io dico che nella vita di tutti i giorni, nella mia quotidianità, mi imbatto in pensieri che sono li ad aspettare di essere scritti, mica scherzo. Voi pensavate che fossi pazza…mi dispiace assecondarvi!
Comunque, è una cosa naturale, un passaggio, un meccanismo veloce, un bagliore di luce, oppure una macchina che passa o un bambino che sorride. E tu lo scrivi, perchè ci vedi un qualcosa di più di quello che è. Una corsa frenetica in mezzo a tanti passanti lenti, uno spicchietto fatto di dentini da latte di felicità ingenua tra gli occhi adulti e consapevoli, un fine filo di luce che batte sul marciapiede mentre intorno le nuvole grigie rendono tutto molto freddo.
Quindi parliamo di qualcosa che si distingue, qualcosa che cattura l’attenzione, qualcosa che ti fa girare mentre vai spedito per la tua strada. E in un secondo ti fa pensare a un concetto, che è tuo e che costruisci e capisci solo te. E ognuno ha il suo.

Questa fotografia è stata scattata dal mio amico Andrea; secondo me in uno di quei momenti che vi ho descritto prima. Per tutti gli altri è creatività o  bravura o arte, per lui, in quell’istante, scattare era l’unica cosa possibile da fare.

Martina

Vedo parole, leggo paesaggi.

E’ verissimo che non ho creatività, la creatività a comando dico; se devo scrivere una cosa per forza o “dai ma perchè non aggiorni il blog?” posso stare anche ore e ore davanti al computer senza buttare giù neanche due righe.

E niente, oggi pomeriggio mi stavo distraendo quei pochi minuti guardando un mini-documentario girato in una campagna toscana e ho avuto una specie di flash, un pensiero che non c’entrava assolutamente niente con quello che stavo facendo. E quindi è successo che ho sentito un fortissimo bisogno di scrivere o meglio, di schiacciare qualche tasto, dovevo “fermare” quello che avevo visto e pensato. Perchè si, a volte le parole le vedo, vabbè…

Comunque, è nato tutto così, con una foto e un nome accanto, e io ho semplicemente letto. Che devo dire, mi si è leggermente contorto lo stomaco, come per l’emozione prima di salire sul pulmino per la gita in quarta elementare, e mi sono immaginata quella scena di quando stando in piedi, due persone, tengono le gambe vicine, a contatto, e l’aria fredda non passa. Senti la differenza solo quando ti allontani e sali in macchina.

.

Martina