Come nei film /1

Sorprendersi di un gesto che forse si stava aspettando, forse un gesto sperato, cercato, scampato e rincorso. Un tocco sulla spalla e due occhi che si incrociano sorridendo.

C’è una raffica di parole dette tuttetuttetutte veloci, l’indice puntato: “Bravo si, bravo bravo” …ma il tono non è assolutamente di rimprovero. Lui sta allo scherzo.

Poi come nei film. Le mani, tutte appiccicose dall’alcol cadutoci sopra per sbaglio, sono aperte e afferrano le guance di lei. Anche con un pò di forza stringono e avvicinano i due volti.

Le labbra attaccate si sono attratte con impeto, quasi da far male. Non riescono a respirare neanche col naso.

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Martina

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Sto tremando

Non racconterò cosa è successo, almeno non adesso e non nel dettaglio. Ma vedere i tuoi occhi spuntare fuori così dalla folla, corrermi incontro e stringermi in quell’abbraccio che Dio solo sa quanto mi mancava, questo si, devo scriverlo per forza. Ma non era ancora tutto il bene che avevi da offrirmi quello, e l’ho capito mentre hai iniziato a parlarmi a raffica, gesticolavi e muovevi la testa. Hai voluto raccontarmi tutto in quei pochi minuti dove io pendevo dalle tue labbra e non ti ho voluta mollare neanche un secondo. Vedere la tua mano stringere il bicchiere e tremante mi ha fatto sobbalzare; quando tu mi hai detto però: “Guarda, sto tremando” e ho alzato lo sguardo…lo stavi dicendo con un sorriso dolce e io non ho potuto fare a meno di rispondere: “Si, anche io”.

Voler sapere tutto di te, raccontarti tutto di me. C’era complicità e ce ne siamo accorte.

Perdermi in quei tuoi occhi azzurri è stato un sospiro di sollievo; vederti esuberante, allegra e soprattutto felice di vedermi, beh, mi ha reso un pò soddisfatta…ma soprattutto mi ha fatto stare bene. Adesso sono in pace con me stessa. Grazie A.

Martina

Perchè la fortuna vien saltando

Le mie mani da donna. Lunghe, squadrate e serie. Dieci chili di gel sopra le fanno resistenti, dure, graffianti. Picchietto un dito alla volta sulla scrivania, mi fa sentire grande e sexy. Proprio come quella professoressa che durante i pomeriggio noiosi, mentre leggeva il trafiletto sul marketing, si divertiva a strusciarle sulla cattedra facendo rabbrividire tutte le mie compagne schizzinose. E invidiose.
Le mie mani da ragazzina. Piccole, magre e infantili. Le pellicine sono mangiucchiate e chiedono pietà. Sono il risultato delle mie giornate fatte di incontri e di discorsi; fatte di incontri inutili e interessanti solo poi, fatte di discorsi interessanti e inutili solo poi.
Ho una contraddizione tra le mani, ce l’ho in pugno. Ragazzina sempre, donna solo quando voglio. Mi piace quando gli altri non riescono a decifrare quale modalità ho scelto di vestire, credono di avere davanti una stupida e bassa ragazzina ma la mia forza la tiro fuori quando è il momento di parlare e sputare in faccia la persona adulta che a volte sono e che decido di mostrare agli altri.
Come faccio a sapere di averli stupiti?
Ci sono varie opzioni: O rispondono male mettendosi sull’attenti e immedesimandosi nella vittima della situazione; o fanno finta di essere stupiti e si complimentano con la maturità che pensavano non avessi; o iniziano a frugare nella borsa per cercare a tutti i costi di tirare fuori la più nuova, la più bella, la più conveniente, quella comprata in saldo dopo il sette di gennaio, scusa. Continua a leggere