Fila N Posto 12

Non sono mai andata al cinema da sola, mi fa sentire triste. Forse mi farebbe bene provare una volta, dicono che è rilassante invece. Comunque l’altra sera ero proprio al cinema e io di solito seguo il film molto attentamente, non mangio i pop corn, non metto le ginocchia sulla spalliera della poltrona di fronte, non chiacchiero col vicino tra una battuta e un’altra, non fruzzico continuamente nella borsa alla ricerca di un fazzoletto. L’altra sera però, ahimè, ho fatto un gravissimo errore che mi è costato caro, sono riuscita a perdermi una battuta importante o forse no, chissà, perchè ho ceduto alla distrazione. E’ durato solo un secondo eppure me lo ricordo bene quel momento. Avevo la testa voltata a sinistra e dagli occhialini rettangolari dalle lenti mezze unte (le ciglia mi sbattono continuamente alle lenti sporcandole in maniera che non vi potete immaginare, o forse si, se portate gli occhiali) vedevo un viso, un profilo quasi perfetto; le scene prima chiare poi scure del film lo illuminavano con una luce insolita e io certo non me l’aspettavo di esser per un attimo così intontita da quella scoperta cromatica. Sta di fatto che ancora non sono convinta se il mio vicino si sia accorto che lo fissavo oppure no. Magari ha fatto finta.

Martina

Vedo parole, leggo paesaggi.

E’ verissimo che non ho creatività, la creatività a comando dico; se devo scrivere una cosa per forza o “dai ma perchè non aggiorni il blog?” posso stare anche ore e ore davanti al computer senza buttare giù neanche due righe.

E niente, oggi pomeriggio mi stavo distraendo quei pochi minuti guardando un mini-documentario girato in una campagna toscana e ho avuto una specie di flash, un pensiero che non c’entrava assolutamente niente con quello che stavo facendo. E quindi è successo che ho sentito un fortissimo bisogno di scrivere o meglio, di schiacciare qualche tasto, dovevo “fermare” quello che avevo visto e pensato. Perchè si, a volte le parole le vedo, vabbè…

Comunque, è nato tutto così, con una foto e un nome accanto, e io ho semplicemente letto. Che devo dire, mi si è leggermente contorto lo stomaco, come per l’emozione prima di salire sul pulmino per la gita in quarta elementare, e mi sono immaginata quella scena di quando stando in piedi, due persone, tengono le gambe vicine, a contatto, e l’aria fredda non passa. Senti la differenza solo quando ti allontani e sali in macchina.

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Martina