Freddo apparente

Si, è Natale. E io il Natale lo adoro.

Penserete subito che io sia avida di regali e pacchetti abbelliti da nastri sfarzosi. Ma non è così! Davvero.
Comunque ok, l’idea dei regali non la disdegno però fidatevi che non è l’unica cosa a cui penso.
Per esempio, quest’anno le luminarie per le vie fiorentine sono davvero…wow! (Esclusa quella di Via del Corso con quei gigli enormi azzurri…forse hanno sbagliato festa!) In particolare quelle di Via de’ Calzaiuoli e Via Maggio sono seriamente belle, la prima con lanterne enormi ricoperte di rami verdi e una grossa palla dorata in alto; la seconda con degli abeti di grandezza media appesi al contrario sui lampioni che sovrastano l’entrata di ogni negozio, ai lati della strada quindi. Ci passavo poche sere fa in macchina e mi sono ritrovata a rallentare e ancora e ancora, fino ad arrivare quasi a circolare a passo d’uomo per ammirarle. Belle si!

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A passo svelto

Un venticinque settembre nel verde. Sono circondata da un fiume di gente che indossa la stessa t-shirt e corre insieme.
Verso la vita. E verso un traguardo.

Noi ci godiamo la giornata con le gambe che ormai si muovono per inerzia, con un cornetto al cioccolato per aprire bene gli occhi assonnati, con un nodo alla maglietta all’altezza della vita.

Battiamo le mani a chi sfreccia lungo l’Arno e urliamo un “Vai Babbo!” a chi suda percorrendo tutti quei chilometri con svariati obiettivi nella mente.
Tagliamo il traguardo all’arrivo ed è ora di pranzo, sediamo in un caffè sfogliando un enorme libro pieno zeppo di fotografie. Ritratti emozionanti.

Forse un temporale vorrebbe intimidirci ma nonostante i saluti, ci ritroviamo inevitabilmente insieme. Uniti da una manciata di tasti e da una corsa sotto un ombrello.
La quiete dopo la tempesta è qui, asciugo la sella e l’aria fredda mi colpisce lo stomaco; i sampietrini mi fanno l’idromassaggio e sulla strada del ritorno verso casa, percorro il lungarno. Quel ponte vecchio mi fa l’occhiolino, alzo lo sguardo perchè tra le nuvole grigie un arcobaleno mi sorprende. E io sorrido.

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Martina

Meglio reali che virtuali

Mi sono tagliata i capelli e li ho lisciati, ma se ve lo state chiedendo no, non l’ho fatto per la pizzatwit.

Andiamo con ordine, i capelli avevano bisogno di una spuntatina e come ogni volta che vado dal parrucchiere, ogni morte di Papa, li liscio. Ah! Ma volevate sapere della pizzatwit. Beh la pizzatwit è…la pizzatwit non è altro che…

Una conferma.

Ti iscrivi in un social network e fin dal primo momento non ci capisci una mazza. Vedi scritte scorrere alla velocità della luce, i tuoi amici lo reputano una figata pazzesca, tutti scrivono, rispondono e interagiscono. E te con gli occhi fissi che pensi “ma che mi sono iscritta a fare?”.

Poi inizi a leggere le frasi che passano e senza seguire nessuna regola provi a schiacciare questo tasto qua, quest’altro di la…ti accorgi, dopo dieci minuti, di aver appena pubblicato il tuo primo tweet! Ogni cosa poi va da se, ti abitui, impari le scorciatoie con la tastiera, sai chi sono, già dopo una prima lettura del profilo, le persone che possono interessarti e quelle che no. Scambi le prime battute e inizi a parlare di più con le persone della tua stessa città. Si scherza e ci si risponde male, ci si impermalosisce per un follow non ricambiato e si ride per una semplice battuta di uno sconosciuto.

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