Once upon a time

C’è un posto in quella stramba storia anche per un personaggio serio e brontolone, un imbronciato che scruta il protagonista con le braccia conserte e le sopracciglia ingrottate;
C’è un posto in quel caos di colori anche per quella macchietta che somiglia a una pozzanghera grigia caduta li da un pennelo sgocciolato male;
C’è un posto in quella fantasia genuina anche per una scomoda realtà che irrompe senza bussare e vomita una raffica di scarica elettrica, che fa svegliare, che fa svegliare.

Così uno specchio, splendido amico di compagnia, rivela quello che altri vogliono nascosto; un carattere duro ma coraggioso di rivolta, una cromatura cangiante non bianca nè nera, una creatura del vero che col suo fare crudo è priva di vergogna ed avanza a testa alta camminando in piedi sul tavolo dei commensali ipocriti e abbindolati.

Martina

Disattenzioni indotte

Apre il ricettario e  tra i mille fogli sporchi di uovo e cioccolato colato, afferra un piccolo post it. 200 gr di zucchero, 3 uova, 150 gr di farina, 2 cucchiaini di lievito per dolci, 50 ml di latte, Nutella, Zucchero a velo. Le piace pasticciare nonostante cerchi di sporcare meno utensili possibile, preferisce l’ordine. Stavolta però, deve seguire la ricetta minuziosamente, niente errori, cotto a puntino e arrotolato alla perfezione. Deve venire perfetto.

Una volta pronto, spalma la nutella e con l’aiuto di un canovaccio lo arrotola su se stesso…fatto. Che meraviglia, quasi non ci crede di esser stata lei a “costruire” ciò che ha davanti agli occhi; poi con un colino dai fori piccoli piccoli spolvera un pò di zucchero a velo, ed infine prepara un bel vassoio, ha deciso di tagliarlo subito e presentare tante fette tutte uguali. Adesso è davvero completo, non riuscirà a resistere, un’oretta buona ha trascorso nella preparazione di questo dolce, il suo primo dolce per lui. Decide di assaggiare una fetta per scrupolo, è perfetto.

Squilla il telefono e arriva un messaggio. Lui sarà qui tra due ore. 120 muniti.

Agitata, nervosa e trepidante coi suoi vaporosi capelli rossi, si guarda intorno e come se facesse mente locale, inizia a disporre tutto ciò che le passa sotto mano nella giusta posizione in cui dovrebbe essere all’interno di una casa ordinata. 100 minuti. Apre leggermente le finestre del bagno e della camera, spalanca la porta della cucina, corre in bagno, strizza quella spugna con un vigore improvviso, sale sui letti perchè alle mensole più in alto non arriva e spazza e sventola e piega; anche se l’orario non è quello giusto anche un pò di aspirapolvere non guasta. 60 minuti. Cerca di appuntarsi le cose da fare, ha paura di dimenticarle e anche un banale oggetto fuori posto potrebbe sembrarle un errore madornale. 50 minuti. Ah si, indaffarata e senza respiro, getta l’occhio sul frigorifero e solo allora ricorda che sarebbe meglio prepararsi qualcosa per cena. 30 minuti. Cambiare gli abiti, provare le scarpe acquistate nel pomeriggio, truccarsi, lisciare quei capelli che solitamente sono indomabili sono azioni che richiederebbero, per lei, solita lentona ritardataria, molto più del tempo che ha a disposizione, ma stavolta è diverso e riesce, non si sa come, a farselo bastare, sorprendendosi lei stessa. 0 minuti.

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Il sogno del papavero

Il papavero, nel campo, chiuse gli occhi e sognò.
“Sono una ballerina” disse, tenendo gli occhi chiusi.
Un vento delicato faceva tremolare i petali della corolla.
“Questo è il mio tutù”, pensò, “di tulle rosso”.
E avvitandosi su sé stesso lo fece alzare a ruota.
“Lo stelo”, continuò, “è la gamba affusolata,
tesa sulla punta del piede in un passo di danza”.
Sul palco si muoveva con grazia, faceva piroette,
saltava e ricadeva senza far rumore, leggera.
Esile, sottile, sembrava volare trasportata dal vento.
Fu allora che entrò in scena il ballerino col costume
azzurro.
Fece un ampio inchino: “Permetti?” le disse,
prendendola per mano.
La sollevò in aria e la fece volteggiare.
Il papavero riaprì gli occhi.
Al suo fianco, un fiordaliso azzurro sognava
di danzare
con la ballerina dal tutù rosso.

(Favola di Sabina Del Monego tratta dalla raccolta “C’era una volta” di Alessandro Lucchini)