Finta sorda

Stavano in silenzio, quasi immobili, le endorfine sparse qua e la.
I capelli corti di lei, sfioravano a malapena le spalle. Lui la fissava.
“Come sei bella”
Lei finge di non sentire. “Che?”
“Come sei bella”.

Il più bel complimento nasce così dal niente. Ripetuto due volte quasi quasi ti ci fa anche credere.

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Martina

L’attesa

Quel tempo che ci separa,
lento e maledetto si nutre dei gesti quotidiani,
pesa e soffoca e schiaccia le volontà mie.

Quel tempo che ci separa,
elettrico e pulsante si veste dei più oscuri desideri,
dosa e trattiene e libera le passioni nostre.

Quel tempo che ci separa,
limitato e breve si mostra inesauribile agli occhi nostri,
avvolge stretto tra le sue fasce, esplode come tortura, al primo sguardo.

 

Martina

InstaBacio

Quando io dico che nella vita di tutti i giorni, nella mia quotidianità, mi imbatto in pensieri che sono li ad aspettare di essere scritti, mica scherzo. Voi pensavate che fossi pazza…mi dispiace assecondarvi!
Comunque, è una cosa naturale, un passaggio, un meccanismo veloce, un bagliore di luce, oppure una macchina che passa o un bambino che sorride. E tu lo scrivi, perchè ci vedi un qualcosa di più di quello che è. Una corsa frenetica in mezzo a tanti passanti lenti, uno spicchietto fatto di dentini da latte di felicità ingenua tra gli occhi adulti e consapevoli, un fine filo di luce che batte sul marciapiede mentre intorno le nuvole grigie rendono tutto molto freddo.
Quindi parliamo di qualcosa che si distingue, qualcosa che cattura l’attenzione, qualcosa che ti fa girare mentre vai spedito per la tua strada. E in un secondo ti fa pensare a un concetto, che è tuo e che costruisci e capisci solo te. E ognuno ha il suo.

Questa fotografia è stata scattata dal mio amico Andrea; secondo me in uno di quei momenti che vi ho descritto prima. Per tutti gli altri è creatività o  bravura o arte, per lui, in quell’istante, scattare era l’unica cosa possibile da fare.

Martina

Quando vecchia tu sarai

Spesso penso ad alcune situazioni che mi prometto di riscrivere qua…beh, il più delle volte, poi, non lo faccio.

Io sono qui, e vorrei semplicemente dire delle cose. Delle parole pensate ma non troppo perchè scrivere a caldo è la cosa più appagante che ci possa essere; anche quando il giorno dopo rileggi il tuo racconto e, inevitabilmente, ti sembrerà di aver buttato giù righe di un’idiozia disumana…quelle cose lì, le hai scritte tu. E in quel momento ci credevi. Erano le parole giuste da scrivere in quell’istante. Le più appropriate in quella situazione gestita dall’impeto di pensieri rumorosi.

Voi lo sapete perchè io ho un blog? Per tutti i motivi possibili, non per uno solo, ma per tutti quelli che vi stanno venendo in mente. Perchè adoro scrivere, adoro fare esercizio con le parole, adoro stare al computer, adoro raccontare quello che mi succede in chiave emblematica in modo che voi non possiate capire ciò che è successo davvero e ciò che no, adoro ricevere i vostri commenti perchè quelli positivi rendono orgogliosi e quelli negativi sono segno che piacevole o no il mio blog è indicizzato su google, adoro farvi leggere le mie parole scritte senza che siano dosate, adoro avere uno spazio virtuale sempre a disposizione e che tra qualche anno rileggerò con piacere, adoro vedere una frase concludersi con un punto.

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Il diario

Il diario

Su quel diario,
con quell’orario tutto confuso,
non si legge nemmeno la parola ginnastica.
Quell’avviso è introvabile,
un lampo che appare e subito sparisce
in un labirinto di pagine che scorrono veloci.

In quel diario,
c’è scritta perfino la ricetta di come friggere le zucchine;
c’è disegnata una scena di rimprovero di un maestro severo.
Lasciato sul banco aperto a metà,
è un uccello che, verso terre lontane, è pronto a migrare.

Su quel diario,
ci sono gli scarabocchi di una guerra
con mitragliatrici, fucili ed altre armi
caricate con un solo colpo.

Matteo M.