Amore non mio

Ho scoperto Indirizzo Inesistente grazie a La Lara. Mi sono iscritta immediatamente, ve lo confido, è attraente come idea. Vedi arrivarti in posta una mail, sai che non è per te ma te la godi come se invece lo fosse. La leggi senza aspettare e ti sembra proprio come se fosse stata scritta apposta per farti immedesimare nel destinatario. A lei è arrivata una prima lettera di un romanticismo unico e spassionato. La prima lettera che è arrivata a me, parla sì dell’amore, ma dell’amore perduto. Come uno scherzetto del destino che pensa che leggendo quelle frasi io resti impassibile. Grazie eh…

“Amore mio,

lascia che ti chiami ancora così, come ti ho sempre chiamato: perché tu sei l’amore e tu sei mio. Anche se fosse l’ultima volta, anche se non potrò più chiamarti così perché non sarai più mio e non sarai più l’amore ma solo il rimpianto e la mancanza, l’assenza e il dolore, la consapevolezza di aver sbagliato che mi logora e mi fa piangere mentre misuro con disprezzo la mia bassezza e la mia meschinità.
Amore mio che non ho saputo proteggere, amore mio che ho vilipeso e maltrattato, che ho perduto e sfregiato e infranto e calpestato.
Amore mio che non sei già più mio perché non ho saputo tenerti. Quando avrei dovuto votare le mie giornate solo a tenerti e le mie notti ad ammirarti, quando avrei dovuto passare ogni ora a contemplare la fortuna immensa che sei stato per me.
Quello che ho fatto è orribile e ingiusto, e non chiedo perdono, e so che il mio pentimento è un’offerta tanto sincera quanto inutile.
Amore mio. Forse ti scrivo questa lettera solo per poterti chiamare di nuovo così, col nome che ti ho dato e che poi ti ho strappato, e lo scrivo graffiando il foglio con la penna, amore mio, e il foglio sanguina inchiostro mentre lo scrivo, AMORE MIO, che non sei più mio. Sai che sto piangendo, e so che non ti importa. Ti ho deluso e non me lo perdonerò mai. Avevo l’amore mio e l’ho fatto andare via. E l’amore mio non tornerà più. E ogni volta che sentirò qualcuno dire a qualcuno “Amore mio” penserò a te, e mi si romperà un altro pezzo di cuore nel pensare al tuo cuore bello, il tuo cuore prezioso che ho trattato tanto male.

Addio amore mio.
Amore mio che non sei più mio nel momento in cui mi accorgo che non posso fare a meno di essere tua. Addio.”

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Ecco qua. Non vi sentite tirati in causa un pò anche voi??

Martina

Il romanzo che è dentro di noi

Io e l’altra. Io contro l’altra.
Chi perde?
Risposta scontata quanto ovvia; ogni volta, ad ogni tentativo, in ogni storia, per ogni chance…io. Senza vittimismo lo dico e lo affermo, perdo io!
Per un motivo o per un altro, cercato o capitato, anche solo per delle coincidenze, riesco a vedere quella lucina lontana lontana, corro forte (le mie gambette corte non mi permettono di correre fortissimo, ma forte si) e l’afferro. L’assaporo.
E’ buona, un sapore nuovo ogni volta, ad ogni morso. Mi lecco persino le labbra.
Come tutte le cose buone però, finisce. E tra il mio pollice e l’indice non c’è più niente, le due dita si toccano senza stringere quel gusto prelibato e tanto desiderato.

Si resta con un nonnulla che fa pensare.
L’amica buona consiglia che la sincerità è sempre apprezzata, lei ti vuole bene e ti fa affrontare il discorso in maniera pacata, ti vuole incoraggiare.
L’amico a cui piace studiare la gente, invece, ti guarda, sta zitto, pensa e poi senza neanche prepararti un minimo ti sputa addosso la cruda, secondo lui, verità.
“Ah ma io l’avevo capito fin dall’inizio” darò a bere come scusa mentre nella mia mente martellano ancora le due ipotesi.
E arrivati a questo punto a chi mi farebbe più comodo credere?

Però è strano fare tutti questi discorsi a fatti già compiuti, sembriamo libri di storie d’amore che, ad ogni domanda, hanno una risposta trovata aprendo una pagina a caso di noi stessi.

“Perché è così che ti frega la vita
Ti piglia quando hai ancora l’anima addormentata e ti semina dentro un’immagine,
o un odore, o un suono che poi non te li togli più.
E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quando è troppo tardi.
E già sei, per sempre, un esule: a migliaia di chilometri da quell’immagine, da quel suono, da quell’odore. Alla deriva.”

Alessandro Baricco


Martina