Bacio che sopporti il peso

Kiss BacioBacio che sopporti il peso
della mia anima breve
in te il mondo del mio discorso
diventa suono e paura.

Alda Merini

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Apnea

Sono distesi sul letto, uno accanto all’altro, girati su un fianco. Si guardano, faccia a faccia, gli occhi cosi vicini che faticano ad inquadrare il resto del volto. Lei non sembra apprezzare al massimo quella posizione un pò innaturale ma ormai ha lo sguardo fisso e non riesce a distoglierlo. Così i nasi si sfiorano e le labbra si toccano. Ed è lì che lei inizia a respirare, finalmente. Il sollievo dopo quell’apnea lancinante.

Proprio per questo non riesce a smettere di baciarlo.

Martina

Vedo parole, leggo paesaggi.

E’ verissimo che non ho creatività, la creatività a comando dico; se devo scrivere una cosa per forza o “dai ma perchè non aggiorni il blog?” posso stare anche ore e ore davanti al computer senza buttare giù neanche due righe.

E niente, oggi pomeriggio mi stavo distraendo quei pochi minuti guardando un mini-documentario girato in una campagna toscana e ho avuto una specie di flash, un pensiero che non c’entrava assolutamente niente con quello che stavo facendo. E quindi è successo che ho sentito un fortissimo bisogno di scrivere o meglio, di schiacciare qualche tasto, dovevo “fermare” quello che avevo visto e pensato. Perchè si, a volte le parole le vedo, vabbè…

Comunque, è nato tutto così, con una foto e un nome accanto, e io ho semplicemente letto. Che devo dire, mi si è leggermente contorto lo stomaco, come per l’emozione prima di salire sul pulmino per la gita in quarta elementare, e mi sono immaginata quella scena di quando stando in piedi, due persone, tengono le gambe vicine, a contatto, e l’aria fredda non passa. Senti la differenza solo quando ti allontani e sali in macchina.

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Martina

Voce del verbo amare /2

Se qualcuno non lo pensava forse dovrà ricredersi perchè questa è una delle mie poesie preferite. Ed è una poesia d’amore, eh già, e mi rispecchia eccome. Adesso.
Vorrei solo dire che le situazioni si evolvono, le prese di posizione no. Get a life!

Paris at night

Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L’ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le braccia.

Jacques Prévert.

With love,
Martina

Come nei film /2

Ore 17:25, è freddo ma c’è il sole che riscalda a tratti, centro commerciale.

Una ragazza cammina al fianco di sua madre, hanno ultimato gli acquisti natalizi e tengono in mano una o due buste. Quindi, è ora di fare la spesa, il pranzo di Natale incombe. Le porte scorrevoli si aprono e attraversano lo spazio antistante l’entrata.
La mamma ha fretta e velocizza il passo preparando tutto l’occorrente partendo dalla moneta per il carrello; la ragazza resta leggermente indietro e osserva la gente.
Sulla destra, una rampa di scale permette di salire direttamente al secondo piano del centro commerciale, ci sono un parrucchiere, un negozio sportivo e anche un bar. Accade tutto in un lampo, e solo ricordando si può gustare e rigustare ancora la scena al rallentatore. Un ragazzo sui 17 anni sta scendendo le scale, piumino e casco integrale in mano, è arrivato quasi in fondo, gli mancheranno si e no due gradini; da dietro, una ragazza scende la rampa di scale seminando dietro di lei quegli scalini piccoli e odiosi, lo raggiunge subito. Lei allunga il braccio e lo tira per il giubbotto, Lui si gira e, come se già lo sapesse, come se se lo aspettasse, come se lo desiderasse, allunga il collo.
Si baciano a stampo, velocemente. Si guardano sapendo che entrambe le loro labbra stanno sorridendo, anche se loro hanno gli occhi fissi su quelli dell’altro.
Senza dire niente si allontanano, Lui varca le porte scorrevoli e Lei risale, lentamente, le scale.

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Come nei film /1

Sorprendersi di un gesto che forse si stava aspettando, forse un gesto sperato, cercato, scampato e rincorso. Un tocco sulla spalla e due occhi che si incrociano sorridendo.

C’è una raffica di parole dette tuttetuttetutte veloci, l’indice puntato: “Bravo si, bravo bravo” …ma il tono non è assolutamente di rimprovero. Lui sta allo scherzo.

Poi come nei film. Le mani, tutte appiccicose dall’alcol cadutoci sopra per sbaglio, sono aperte e afferrano le guance di lei. Anche con un pò di forza stringono e avvicinano i due volti.

Le labbra attaccate si sono attratte con impeto, quasi da far male. Non riescono a respirare neanche col naso.

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Martina