Quello che le donne sono /2

“Ci sono feste che ormai contano il giusto, ma ci sono persone come te che ti ricordano cosa sia veramente una donna e perché va festeggiata, oggi più che mai!”

G.

E io che non sono una di quelle che -queste feste ormai non se le fila più nessuno, sono diventate troppo/solo commerciali- sorrido ancora quando ricevo sms del genere. E ringrazio ancora una volta di avere amici così, che ti vogliono semplicemente bene ma che con qualche sorpresa te lo ricordano pure.

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Martina

Freddo apparente

Si, è Natale. E io il Natale lo adoro.

Penserete subito che io sia avida di regali e pacchetti abbelliti da nastri sfarzosi. Ma non è così! Davvero.
Comunque ok, l’idea dei regali non la disdegno però fidatevi che non è l’unica cosa a cui penso.
Per esempio, quest’anno le luminarie per le vie fiorentine sono davvero…wow! (Esclusa quella di Via del Corso con quei gigli enormi azzurri…forse hanno sbagliato festa!) In particolare quelle di Via de’ Calzaiuoli e Via Maggio sono seriamente belle, la prima con lanterne enormi ricoperte di rami verdi e una grossa palla dorata in alto; la seconda con degli abeti di grandezza media appesi al contrario sui lampioni che sovrastano l’entrata di ogni negozio, ai lati della strada quindi. Ci passavo poche sere fa in macchina e mi sono ritrovata a rallentare e ancora e ancora, fino ad arrivare quasi a circolare a passo d’uomo per ammirarle. Belle si!

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A passo svelto

Un venticinque settembre nel verde. Sono circondata da un fiume di gente che indossa la stessa t-shirt e corre insieme.
Verso la vita. E verso un traguardo.

Noi ci godiamo la giornata con le gambe che ormai si muovono per inerzia, con un cornetto al cioccolato per aprire bene gli occhi assonnati, con un nodo alla maglietta all’altezza della vita.

Battiamo le mani a chi sfreccia lungo l’Arno e urliamo un “Vai Babbo!” a chi suda percorrendo tutti quei chilometri con svariati obiettivi nella mente.
Tagliamo il traguardo all’arrivo ed è ora di pranzo, sediamo in un caffè sfogliando un enorme libro pieno zeppo di fotografie. Ritratti emozionanti.

Forse un temporale vorrebbe intimidirci ma nonostante i saluti, ci ritroviamo inevitabilmente insieme. Uniti da una manciata di tasti e da una corsa sotto un ombrello.
La quiete dopo la tempesta è qui, asciugo la sella e l’aria fredda mi colpisce lo stomaco; i sampietrini mi fanno l’idromassaggio e sulla strada del ritorno verso casa, percorro il lungarno. Quel ponte vecchio mi fa l’occhiolino, alzo lo sguardo perchè tra le nuvole grigie un arcobaleno mi sorprende. E io sorrido.

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Martina

Sto tremando

Non racconterò cosa è successo, almeno non adesso e non nel dettaglio. Ma vedere i tuoi occhi spuntare fuori così dalla folla, corrermi incontro e stringermi in quell’abbraccio che Dio solo sa quanto mi mancava, questo si, devo scriverlo per forza. Ma non era ancora tutto il bene che avevi da offrirmi quello, e l’ho capito mentre hai iniziato a parlarmi a raffica, gesticolavi e muovevi la testa. Hai voluto raccontarmi tutto in quei pochi minuti dove io pendevo dalle tue labbra e non ti ho voluta mollare neanche un secondo. Vedere la tua mano stringere il bicchiere e tremante mi ha fatto sobbalzare; quando tu mi hai detto però: “Guarda, sto tremando” e ho alzato lo sguardo…lo stavi dicendo con un sorriso dolce e io non ho potuto fare a meno di rispondere: “Si, anche io”.

Voler sapere tutto di te, raccontarti tutto di me. C’era complicità e ce ne siamo accorte.

Perdermi in quei tuoi occhi azzurri è stato un sospiro di sollievo; vederti esuberante, allegra e soprattutto felice di vedermi, beh, mi ha reso un pò soddisfatta…ma soprattutto mi ha fatto stare bene. Adesso sono in pace con me stessa. Grazie A.

Martina

E stasera che facciamo?

Vi è mai capitato di ritrovarvi seduti a tavola, circondati da persone, calici in mano, stuzzichini nel piatto, risate strampalate ma anche timide…e di vedere per un momento tutta l’intera scena al rallentatore?? E nel frattempo la vostra testolina che chiede:”Quanto surreale è questa situazione da uno a dieci?”.

Ci dirigiamo verso il centro, dopo aver lasciato la macchina in balia di un parcheggio a pagamento; sappiamo bene dove stiamo andando. Solo questo.
Percorriamo quelle strade lastricate che fanno distruggere le piante dei piedi, “Devo trovare qualcuno che mi faccia accendere”. “Scusa…”.
“No, dico. Tra tutte queste persone, proprio a quel pazzo squilibrato dovevi chiedere un accendino…vabbè siamo ancora vive. Questo è quel che conta!” Attraversiamo quelle piazze dove si prende da bere e si sta a chiacchierare fuori dal pub, in piedi, e quando passi di li cerchi con gli occhi, fai finta di niente ma speri di trovarlo. Poi il passo è veloce e siamo già lontane…

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Il castello immaginario

E poi ti ritrovi da perfetta saccente a giudicare quello che fanno gli altri. Io almeno me ne rendo conto. Ti vengono dati tanti consigli che alla fine ti chiedi se la persona che sta parlando farebbe davvero lo stesso; infatti, quando immancabilmente se ne presenta la situazione, lei fa peggio di te, e ci marcia su, e continua, e parla criticando senza neanche ragionare un minimo, ed è molto ma molto più pesante di quanto credevi di essere tu con lei.

Forse avrei dovuto fare la psicologa. No, ma che c’entra…anche un ragazzino di dieci anni capirebbe quale è il comportamento che si dovrebbe tenere, oggettivamente, in questa situazione. No perchè capito, quando tu conosci solo il lato buono di una persona, non la penseresti mai mentre adotta un comportamento scorretto nei confronti di qualcun altro. In realtà, invece, se qualcuno non ti mostra il suo lato negativo, c’è qualcosa che non va. Significa che non si vuol far conoscere per quello che realmente è. E ha paura del giudizio. E non è così lucido da ricordarsi che ognuno di noi ha una parte fatta bene e una parte fatta male e che ognuna esiste solo se è presente anche l’altra.

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