Il sogno del papavero

Il papavero, nel campo, chiuse gli occhi e sognò.
“Sono una ballerina” disse, tenendo gli occhi chiusi.
Un vento delicato faceva tremolare i petali della corolla.
“Questo è il mio tutù”, pensò, “di tulle rosso”.
E avvitandosi su sé stesso lo fece alzare a ruota.
“Lo stelo”, continuò, “è la gamba affusolata,
tesa sulla punta del piede in un passo di danza”.
Sul palco si muoveva con grazia, faceva piroette,
saltava e ricadeva senza far rumore, leggera.
Esile, sottile, sembrava volare trasportata dal vento.
Fu allora che entrò in scena il ballerino col costume
azzurro.
Fece un ampio inchino: “Permetti?” le disse,
prendendola per mano.
La sollevò in aria e la fece volteggiare.
Il papavero riaprì gli occhi.
Al suo fianco, un fiordaliso azzurro sognava
di danzare
con la ballerina dal tutù rosso.

(Favola di Sabina Del Monego tratta dalla raccolta “C’era una volta” di Alessandro Lucchini)

Annunci

Vedo parole, leggo paesaggi.

E’ verissimo che non ho creatività, la creatività a comando dico; se devo scrivere una cosa per forza o “dai ma perchè non aggiorni il blog?” posso stare anche ore e ore davanti al computer senza buttare giù neanche due righe.

E niente, oggi pomeriggio mi stavo distraendo quei pochi minuti guardando un mini-documentario girato in una campagna toscana e ho avuto una specie di flash, un pensiero che non c’entrava assolutamente niente con quello che stavo facendo. E quindi è successo che ho sentito un fortissimo bisogno di scrivere o meglio, di schiacciare qualche tasto, dovevo “fermare” quello che avevo visto e pensato. Perchè si, a volte le parole le vedo, vabbè…

Comunque, è nato tutto così, con una foto e un nome accanto, e io ho semplicemente letto. Che devo dire, mi si è leggermente contorto lo stomaco, come per l’emozione prima di salire sul pulmino per la gita in quarta elementare, e mi sono immaginata quella scena di quando stando in piedi, due persone, tengono le gambe vicine, a contatto, e l’aria fredda non passa. Senti la differenza solo quando ti allontani e sali in macchina.

.

Martina

Quello che le donne sono /2

“Ci sono feste che ormai contano il giusto, ma ci sono persone come te che ti ricordano cosa sia veramente una donna e perché va festeggiata, oggi più che mai!”

G.

E io che non sono una di quelle che -queste feste ormai non se le fila più nessuno, sono diventate troppo/solo commerciali- sorrido ancora quando ricevo sms del genere. E ringrazio ancora una volta di avere amici così, che ti vogliono semplicemente bene ma che con qualche sorpresa te lo ricordano pure.

.

Martina

Affogando

Se tardi a trovarmi, insisti. Se non ci sono in nessun posto cerca in un altro, perché io sono seduto da una qualche parte, ad aspettare te. (da “Foglie d’erba”, Walt Whitman)

Come un rincorrersi e poi incrociare gli sguardi e fuggire di nuovo. Ma quel colore così magnetico non può lasciarti lontano per più a lungo di due secondi, sei costretto a rituffartici dentro e sei ipnotizzato, hai lo sguardo fisso e senti le parole un pò ovattate e non ne capisci il senso; ti accorgi di essere abbindolato come un bambino che con la bocca aperta guarda il trapezista sfidare il vuoto. Poi sbatti le ciglia e socchiudi le labbra ma se rialzi lo sguardo quel sogno reale è ancora li, non ti sveglierai.

Martina