Voce del verbo amare /2

Se qualcuno non lo pensava forse dovrà ricredersi perchè questa è una delle mie poesie preferite. Ed è una poesia d’amore, eh già, e mi rispecchia eccome. Adesso.
Vorrei solo dire che le situazioni si evolvono, le prese di posizione no. Get a life!

Paris at night

Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L’ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le braccia.

Jacques Prévert.

With love,
Martina

Lost in Milan

In quella stanza d’albergo, dove da sola dormo e quella notte sembra un sogno. Lontano dalla tua città. Lontano da tutti.
Qui non è grigio e tutto sembra illuminato da una soffusa luce. Le strade sono viali e l’asfalto e diviso dalle rotaie. Il Duomo pungente e la Galleria dal pavimento liscio e scivoloso. Non sono abituata ad una città così grande che mi fa sentire ancora più piccola. E cattura al tempo stesso. Mi sento sola ma indipendente, mi sento indifesa ma libera di andare dove voglio e fare cosa mi va. Quindi come ogni “mamma ho perso l’aereo mi sono smarrita a Milano”, mi trovo in una stanza calduccina, con la tv accesa e nessuno che mi ripete che è ora di andare a dormire.
Ora posiziono la fotocamera, la modalità su video. Metto il pigiama e si, salto sul letto.

Martina

Ah. Volevo farvi rosicare un pò confessando che appena entrata in camera ho trovato un torrone. Si, un Toblerone per l’esattezza; ed era bello impacchettato nella carta argentata in mezzo al letto.