L’ultimo giorno d’inverno

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“L’ultimo giorno d’inverno non sarò qui .. dove sono ora perchè non farà così freddo fuori come fa adesso e non sarò da solo a casa ad aspettare che passi l’inverno.
Io non lo sò se sarò con te.. è più probabile che anche tu sia altrove e se ci sarà qualcosa che mi infastidirà, perchè mi conosco.. e ci sarà è che tu non ti sarai nemmeno accorta dei viali di Milano che saranno diventati rosa.. e bianchi ai lati, perchè ancora ci si ostina a credere che Milano è una città dove mancano i colori ma io ti assicuro che l’ultimo giorno d’inverno, i bastioni, per chi si potrà permettere il lusso di guardare non solo avanti ma anche di fianco saranno uno spettacolo di pura e concreta bellezza.
Chissà se ti ricorderai anche tu di alzare lo sguardo l’ultimo giorno di inverno perchè gli alberi in fiore della salita a Porta Venezia bisognerebbe che tutti almeno una volta ci si fermasse a osservarli.
Io avrò le mie nuove canzoni pronte per non essere più soltanto nostre e sò che con un pò di imbarazzo di qualcuna.. ancora rivendicherai la storia e l’inizio delle altre non ti curerai più e tu finirai sulle riviste colorate ed io farò brutta figura con il mio vicino di posto poco dopo il decollo in aereo perchè per sapere qualcosa di te avrò sbirciato tra le pagine dei suoi giornali di me penserà soltanto che sono un cafone e non che ho aspettato che finisse l’inverno però davvero poi basta, me lo prometto saranno passati così tanti giorni dal momento in cui ti sto scrivendo che aver bisogno di parlare ancora di te, senza parlare con te sarà solo una stucchevole deriva criminale ed io forse se sarò bravo se riuscirò a ricordare a me stesso che non necessariamente saremo meglio o peggio di quel che siamo oggi mi fermerò prima di quello strazio che ancora mi sfonda il cuore.
Ho capito che ci portiamo dentro chi non siamo riusciti ad aver accanto ma questo non potrà essere più motivo per sentire sempre lo stesso giro infinito di parole sempre lo stesso giro infinito.
Non avremo colpe ne io ne te. L’ultimo giorno d’inverno. Sai che avrò imparato a vestirmi meglio, ma quello un pò lo faccio già da ora se posso avere un’attenuante è che a me i maglioni pesanti non stanno molto bene.
L’ultimo giorno d’inverno.. avrò una giacca leggera ed elegante per le scarpe vediamo prenderò dimestichezza con le mie nuove occasioni e anche con nuove posizioni sulla chitarra mi serviranno a gettare al mondo le mie parole quelle che non suoneranno più così inopportune e a non cominciare e a non finire tutto nello stesso modo tutto nello stesso modo tutto nello stesso modo.
L’ultimo giorno d’Inverno.”

(Da “L’ultimo giorno d’inverno” di Niccolò Agliardi).

Masochismo fai da te

I quotidiani pomeriggi deliranti (il culmine verso le 17:00) causati da studiointensofacilmenteattacabiledadistrazionidiognigenere portano a fare ricerche più disparate sulla propria persona e più precisamente sulle proprie patologie da noi stessi diagnosticate (la consapevolezza è già un passo avanti, direte voi).

Bene, come ordine del giorno oggi abbiamo il Masochismo femminile. Ma badate bene, non si tratta di masochismo fisico…troppo banale! Qui ci si rifà al masochismo mentale, quello che solo le donna sanno poter condividere con tutte le altre 9764935643654 cose che fanno durante la giornata e la cosa più affascinante qual è? Che nel labirinto di sofferenze indotte, amori perduti per poi essere riacciuffati e di corricorri e fuggifuggi…loro riescono a nascondere la loro pratica mentale autolesionista come fossero professioniste nate.

Ovviamente Lei (che mi adorerà ancora una volta per presentarla così a voi lettori) mi ha fornito il materiale sul quale ho potuto creare questa triste ma vera riflessione che ci rende anche un pò orgogliose di noi stesse. Tratte da QUI, queste frasi racchiudono l’essenza più pura del perchè le donne amano solo gli uomini stronzi.

“I comportamenti di alcune persone e, soprattutto nella sfera sentimentale, di alcune donne, sembrano chiaramente autolesionistici, inutilmente portati alla sofferenza […] Questi comportamenti e atteggiamenti vanno da sporadici e modesti tratti relazionali di sottomissione a veri e propri ‘stili’ comportamentali in cui la persona sembra ricercare, nel rapporto amoroso, tutto cio’ che la fa soffrire.

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Mamma ho perso la macchina

(Lunedì mattina, ore 8:00.)

“No via, prendo la macchina.”
“Quindi stamattina lo porti te a scuola, ok?”
“Sisi, certo.”

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(suona il campanello)
“Mamma, ho messo lo zaino in macchina e poi…poi il babbo è partito. Senza di me.”

(Squilla il cellulare)
“Senti, lo stai accompagnando a scuola no? Ma…il figliolo ce l’hai in macchina?”

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Martina

Il Gigante

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“Per la mancanza d’affetto e d’amore
Un giorno il mondo ebbe un malore
E poiché si sentiva cadere
Un bimbo piccino lo volle tenere
Aprì le braccia più che poteva
Però non riusciva a tenerne un granchè
a lui si unì un altro bambino
ma non ne tennero che un pezzettino
Poi vennero altri a 10, a 20,
e unirono mani e continenti
bambini pallidi, giallini, mori
in un girotondo di tanti colori
ed un abbraccio grande e rotondo
teneva in piedi l’intero mondo”

(da “Il Gigante” di Rio, Fiorella Mannoia e Paolo Rossi).

Come nei film /2

Ore 17:25, è freddo ma c’è il sole che riscalda a tratti, centro commerciale.

Una ragazza cammina al fianco di sua madre, hanno ultimato gli acquisti natalizi e tengono in mano una o due buste. Quindi, è ora di fare la spesa, il pranzo di Natale incombe. Le porte scorrevoli si aprono e attraversano lo spazio antistante l’entrata.
La mamma ha fretta e velocizza il passo preparando tutto l’occorrente partendo dalla moneta per il carrello; la ragazza resta leggermente indietro e osserva la gente.
Sulla destra, una rampa di scale permette di salire direttamente al secondo piano del centro commerciale, ci sono un parrucchiere, un negozio sportivo e anche un bar. Accade tutto in un lampo, e solo ricordando si può gustare e rigustare ancora la scena al rallentatore. Un ragazzo sui 17 anni sta scendendo le scale, piumino e casco integrale in mano, è arrivato quasi in fondo, gli mancheranno si e no due gradini; da dietro, una ragazza scende la rampa di scale seminando dietro di lei quegli scalini piccoli e odiosi, lo raggiunge subito. Lei allunga il braccio e lo tira per il giubbotto, Lui si gira e, come se già lo sapesse, come se se lo aspettasse, come se lo desiderasse, allunga il collo.
Si baciano a stampo, velocemente. Si guardano sapendo che entrambe le loro labbra stanno sorridendo, anche se loro hanno gli occhi fissi su quelli dell’altro.
Senza dire niente si allontanano, Lui varca le porte scorrevoli e Lei risale, lentamente, le scale.

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