La nomade dai capelli ricci

Non è il massimo della confortabilità ma viaggiare col treno non è poi così male. Soprattutto se i percorsi da fare non durano più di due ore. Quindi non ho rifiutato neanche un invito e per tre settimane non ho mangiato a casa mia, non ho dormito nel mio letto e non ho guidato la mia macchina.

  

Firenze-Chianciano-Palermo-Chianciano-Viterbo-Firenze.

Direi che può bastare no? Non mi sono spostata di molto e la vicinanza delle mete mi ha permesso di raggiungere questi luoghi dove ogni volta, ad ogni stazione, ad ogni porta che si apriva, c’era qualcuno ad aspettarmi.
Sono stati giorni in cui il finestrino si abbassava di pochissimo perchè l’aria fuori era fresca, giorni in cui appena ci si alza si pensa a cosa preparare per pranzo o per cena, giorni in cui le gocce di sudore colano giù lungo la schiena per il troppo caldo, giorni in cui la strada da percorrere è lineare e lunga davanti a noi che con la luce del sole l’orizzonte si opacizza, giorni in cui aspetti impaziente di passare sotto un cavalcavia per schiacciare quel cazzo di clacson. Così, per far sentire che ci sei.

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If you told me to die for you… I would.

E mi arrampico su, delle braccia mi prendono prepotentemente da sotto le ascelle e in un secondo sono convinta di volare. Non mi capita mai, e dico mai, di vedere le persone dall’alto, tante teste rivolte verso lo stesso punto, tante teste che si muovono a ritmo. Teste scatenate, e teste bagnate.

Confusa, arranco per godere della migliore visuale e faccio impazzire gli occhi guardando prima qua poi la, senza avere il tempo di mettere a fuoco. Perchè una voce sto cercando. Quella sola. E ora così, tra panico ed euforia, stento a trovarla.

Canta scandendo le parole, le labbra a pochi millimetri dal microfono.

“While we’re talking about all of the things that I long to believe, about love and the truth and what you mean to me. And the truth is, baby, you’re all that I need”.

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