Una serata surreale

Non sono mai stata ad una festa “in”. Non ho mai assistito ad una sfilata. Non sono mai entrata ad un evento privato riservato solo a chi ha l’invito.

Poi invece si.

Invito per due persone. Sfilata di moda. Abbigliamento elegante in un locale fiorentino.
“E’ così tanto che non lo vedo, certo dovrei ringraziarlo per l’invito…ma non ho la più pallida idea di che faccia abbia!”, “Dai non preoccuparti. Arriviamo li, ci guardiamo un pò intorno e nel caso lo chiami.”

Ci eravamo scordate addirittura che quella sera ci sarebbe stata l’eclissi, ci ha tenuto compagnia nell’attesa prima che la sfilata iniziasse. Una visione sorprendente, un gioco di forme e luci nell’oscurità delle undici e mezzo di sera.  Il ritardo, però, era troppo e la sfilata sembrava non iniziare. Di Lui neanche l’ombra.
Per ammazzare il tempo decidiamo di prenderci una bevuta, verso il bancone del bar “un vodkapescalemon, per favore!”. La pista si stava poco a poco riempiendo di trentenni quarantenni vestiti con abiti troppo corti o con completi gessati dal collo della camicia troppo stretto.
Poi noto un ragazzo alto, magro e coi capelli castano chiaro. Chiacchiera con gli amici e sorseggia un cocktail. “Sai, potrebbe essere lui. Girella qui intorno da un bel pò e somigliare si, gli somiglia. Chissà.”, “Si, potrebbe. Ma non ti preoccupare. Se non lo riconosci tu non è un problema perchè anche lui non ti sta riconoscendo.”

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Sto tremando

Non racconterò cosa è successo, almeno non adesso e non nel dettaglio. Ma vedere i tuoi occhi spuntare fuori così dalla folla, corrermi incontro e stringermi in quell’abbraccio che Dio solo sa quanto mi mancava, questo si, devo scriverlo per forza. Ma non era ancora tutto il bene che avevi da offrirmi quello, e l’ho capito mentre hai iniziato a parlarmi a raffica, gesticolavi e muovevi la testa. Hai voluto raccontarmi tutto in quei pochi minuti dove io pendevo dalle tue labbra e non ti ho voluta mollare neanche un secondo. Vedere la tua mano stringere il bicchiere e tremante mi ha fatto sobbalzare; quando tu mi hai detto però: “Guarda, sto tremando” e ho alzato lo sguardo…lo stavi dicendo con un sorriso dolce e io non ho potuto fare a meno di rispondere: “Si, anche io”.

Voler sapere tutto di te, raccontarti tutto di me. C’era complicità e ce ne siamo accorte.

Perdermi in quei tuoi occhi azzurri è stato un sospiro di sollievo; vederti esuberante, allegra e soprattutto felice di vedermi, beh, mi ha reso un pò soddisfatta…ma soprattutto mi ha fatto stare bene. Adesso sono in pace con me stessa. Grazie A.

Martina