E stasera che facciamo?

Vi è mai capitato di ritrovarvi seduti a tavola, circondati da persone, calici in mano, stuzzichini nel piatto, risate strampalate ma anche timide…e di vedere per un momento tutta l’intera scena al rallentatore?? E nel frattempo la vostra testolina che chiede:”Quanto surreale è questa situazione da uno a dieci?”.

Ci dirigiamo verso il centro, dopo aver lasciato la macchina in balia di un parcheggio a pagamento; sappiamo bene dove stiamo andando. Solo questo.
Percorriamo quelle strade lastricate che fanno distruggere le piante dei piedi, “Devo trovare qualcuno che mi faccia accendere”. “Scusa…”.
“No, dico. Tra tutte queste persone, proprio a quel pazzo squilibrato dovevi chiedere un accendino…vabbè siamo ancora vive. Questo è quel che conta!” Attraversiamo quelle piazze dove si prende da bere e si sta a chiacchierare fuori dal pub, in piedi, e quando passi di li cerchi con gli occhi, fai finta di niente ma speri di trovarlo. Poi il passo è veloce e siamo già lontane…

Arriviamo a destinazione ma neanche il tempo di arrivare e fare le consuete presentazioni, ci ritroviamo un bicchiere di prosecco tra le mani, no forse è vino, no forse champagne…”Che te ne frega, butta giù!”.

Si sa, insomma, se un’amica ha promesso di passare per un saluto, noi l’accompagnamo, ci mancherebbe. Non facciamo storie nè storciamo la bocca. Soprattutto dopo il secondo bicchiere di spumante…o forse prosecco…no, era champagne. Vabbè avete capito. Perchè poi, ti accorgi di essere seduta ad un tavolo popolato da uomini/ragazzi (una decina, non esageriamo) e quando capisci che non sei tu a pagare tutta quella roba la serata prende un risvolto interessante! E il terzo bicchiere, lo mandi giù come se niente fosse, cercando di capire se le guance rosse non si notano troppo. Stavolta è vino rosso, annata ’93, nessuno ha avuto il coraggio di dire quanto costava…

Comunque era inevitabile, ci siamo ritrovate a non spiccicare più una parola, a sorridere in maniera falsa a quelle che avrebbero dovuto sembrare delle battute. Come quando un vecchio anziano dice qualcosa e noi per non sembrare offensivi ridiamo annuendo con la testa. Anche l’amica aveva capito che era ora di andare, il suo dovere di ragazza gentile e di parola l’aveva fatto. E io, che nel frattempo mandavo qualche messaggio di palese richiesta  d’aiuto a chi sapevo fosse in un ristorante poco distante, alzo la testa e mi congedo insieme alle altre.

Camminiamo lentamente senza dare nell’occhio, girato l’angolo ovviamente il passo è molto più che accelerato e ridiamo tenendoci a braccetto. Ci allontaniamo, lungo la via, con quei sandali che fanno quel rumore strano quando strusciano sui sanpietrini, e con quelle rose rosse, una ciascuno, che non sai se tenere in mano con grazia o evitare di pestarla quando maldestramente cade in terra ogni cinquanta metri.

Martina

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