C’è sempre un ticket da pagare

…tic.
Yaaaahhhnn. Mmmm?? O.O
Ok, fermi tutti! Forse sono andata a dormire troppo tardi ieri sera, forse mi sono fatta prendere da quelle lenzuola di flanella così rassicuranti, avvolta tra le quali non sento neanche il minimo spiffero del freddo mattino. Appunto. Il minimo di niente!! Ok, botte piccola, stai calma.
Ma quale calma!?!?!?
Via, balza giu dal letto, toccata e fuga in bagno, tuffo carpiato con doppio avvitamento nei vestiti, un frullatore al posto della spazzola. Ma quella é l’unica consolazione, i capelli ricci hanno tutto il diritto di essere arruffati.
Dai sono ancora in tempo, prima che arrivi l’orario oltre il quale é permesso ritirare le analisi deve trascorrere ancora una buona ora e mezzo. Tranquilla.
Ma é proprio quando hai fretta che troverai di fronte a te la coda più chilometrica che tu abbia mai visto. Forse esiste una legge di Murphy su questo, devo controllare.
Forse qualcuno dall’alto ha notato la mia spiacevole situazione, fatto sta che inizio a pregare per riuscire a trovare un parcheggio due chilometri prima di arrivare a destinazione.
Credo di aver pregato troppo forte. Non si sa mai qualcuno fosse duro d’orecchie.
Spengo l’auto, “Biiip” chiudo la macchina, imbraccio la borsa e col passo svelto dei miei cinquanta centimetri di gambe mi dirigo verso il punto giallo. Che oggi non é più giallo. No dico, lo chiamano punto giallo ma di giallo non ha più neanche il bottone per richiedere la ricevuta. É un punto rosso scuro, bordeaux per essere precisi.
É indovinate? É guasto!
Si si, occhei, ce ne sono due, ma in questo modo tutte le persone che erano in coda e che si smistavano tra le due postazioni le vedi che piano piano si muovono a rallentatore per formare un’unica fila, e io arrivando col tempismo giusto vedo tale fila formarsi davanti a me, senza darmi la soddisfazione di aver guadagnato neanche un terzultimo posto.
Sono l’ultima della fila.Fortuna vuole che una donna, in prima posizione, si trovi davanti al più basso livello di tecnologia offerto dalla macchina e che, non essendo una nativa digitale, ignori completamente anche soltanto quale sia il tasto “invio”. Il corpo della fila si smuove, qualcuno aiuta la signora impanicata, altri si sporgono per vedere se anche questa postazione sia andata fuori servizio.
“No guardi, deve digitare il costo dell’importo”, “Ma io non ho la tessera sanitaria con me in questo momento”, “Buongiorno, é lei l’ultimo della fila?”, “Non mi dite che neanche questo funziona! Ho preso ferie apposta!”.
Dopo attimi di terrore mi sosprendo di me stessa, ho guadagnato una signora quarta posizione; la signora furbetta é davanti a me ma anche lei sa di aver sudato sette camicie per arrivare dove é adesso, ma tutte e due sappiamo a nostra volta che il mio turno viene prima.
Mi guardo intorno…scruto i miei rivali…
Presa dalla voglia di combattere per saltare la fila come fosse una battaglia greco romana, non mi sono accorta che mi trovo accanto ad un bel lui.
É alto, si certo in confronto a me tutti lo sono, ma lui lo é oggettivamente. Ed é vestito bene ma in maniera semplice, coi jeans. E poi è castano. Ha un viso simpatico con tratti timidi, chissà che tipo di analisi ha fatto.
“Peccato che l’altro terminale sia rotto, avremmo risparmaiato un sacco di tempo” “Già, e poi hanno attaccato il cartello del fuori servizio proprio adesso”.
La fila scorre.
Forse sono i sensi di colpa a parlare: “Scusa c’eri prima te davanti a me credo, vai pure”. Sono io la cattiva eppure vengo trattata da principessina viziata da un ragazzo sconosciuto “Non cambia niente figurati, vai te”.
Tocca a me, l’indice sullo schermo touch. Lui dalla sua altezza, proprio dietro di me, vede tutto quello che faccio. Concentrati Martina, stai pagando uno stupido ticket, tira fuori le tue doti geek!
Importo. Nome e cognome obbligatori. Fatto!
Me ne vado senza rivolgere altri sguardi altrove, ritiro le analisi e, ricordandomi che sono in realtà in un ritardo pazzesco, corro a casa per preparare da pranzo.

Adoro sorseggiare il caffé davanti allo schermo del pc. Controllo la posta, rispondo a qualche mail e prima di iniziare col progetto assegnatoci dal professore all’università, apro facebook giusto per dare un’occhiatina.

Notifica.
Richiesta d’amicizia.
Mmm, questo l’ho già visto.


O.O

Vi do un consiglio, anche se pagare é sempre e dico sempre una scocciatura (si, anche quando facciamo shopping), voi fatelo. Durante l’attesa per fare la fila potreste guadagnare un amico in più. Alto, carino e castano.

Martina

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