Meglio reali che virtuali

Mi sono tagliata i capelli e li ho lisciati, ma se ve lo state chiedendo no, non l’ho fatto per la pizzatwit.

Andiamo con ordine, i capelli avevano bisogno di una spuntatina e come ogni volta che vado dal parrucchiere, ogni morte di Papa, li liscio. Ah! Ma volevate sapere della pizzatwit. Beh la pizzatwit è…la pizzatwit non è altro che…

Una conferma.

Ti iscrivi in un social network e fin dal primo momento non ci capisci una mazza. Vedi scritte scorrere alla velocità della luce, i tuoi amici lo reputano una figata pazzesca, tutti scrivono, rispondono e interagiscono. E te con gli occhi fissi che pensi “ma che mi sono iscritta a fare?”.

Poi inizi a leggere le frasi che passano e senza seguire nessuna regola provi a schiacciare questo tasto qua, quest’altro di la…ti accorgi, dopo dieci minuti, di aver appena pubblicato il tuo primo tweet! Ogni cosa poi va da se, ti abitui, impari le scorciatoie con la tastiera, sai chi sono, già dopo una prima lettura del profilo, le persone che possono interessarti e quelle che no. Scambi le prime battute e inizi a parlare di più con le persone della tua stessa città. Si scherza e ci si risponde male, ci si impermalosisce per un follow non ricambiato e si ride per una semplice battuta di uno sconosciuto.

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Un cervello ecosostenibile

Con lo smalto blu (ho poco più di vent’anni quindi me lo posso permettere) digito un tasto dopo l’altro. Scrivo al pc guardando la tastiera ma riesco a farlo abbastanza velocemente usando più di due dita, più di due indici. Ho deciso di vivere in maniera sotenibile, immagazzinare tutte lo stronzate nel cervello seguendo le regola della raccolta differenziata, lo studio va nel multimateriale, il cazzeggio nell’indifferenziato (perchè è la quantità di rifiuti maggiore), le incazzature nell’umido (così che poi diventino concime) e le gioie nella carta. Si, le gioie; scoprirsi volenterosa di scrivere, curiosa di conoscere gente nuova, vergognarsi di fare pensieri sul ragazzo che ti sta seduto accanto e riderne in solitudine, fare gli scherzi alle amiche fingendo di avere delle finte relazioni e vederle abboccare senza che dubitino della veridicità della confessione (da una parte è positivo perché significa che le tue amiche si fidano ciecamente di te, dall’altra negativo perché sarebbe strano non stupirsi di una relazione nata così improvvisamente senza che non se ne sapesse niente prima d’ora).

E poi ricevi un dono dal cielo, un barattolo di burro d’arachidi che finirà nell’impasto dei biscotti, scartati dal babbo ma molto apprezzati dagli amici. Burrosi e fragranti. Gli amici, non i biscotti. E nel caldo di un pomeriggio di maggio corri alla fiera sull’ecosostenibilità perché devi raccogliere volantini e saperne sempre di più sullo smaltimento dei rifiuti. Quelli nel cervello di poco fa! E il caldo è sopra il livello di sopportazione delle mie ascelle, che piangono come se avessero perso il gatto.

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C’è sempre un ticket da pagare

…tic.
Yaaaahhhnn. Mmmm?? O.O
Ok, fermi tutti! Forse sono andata a dormire troppo tardi ieri sera, forse mi sono fatta prendere da quelle lenzuola di flanella così rassicuranti, avvolta tra le quali non sento neanche il minimo spiffero del freddo mattino. Appunto. Il minimo di niente!! Ok, botte piccola, stai calma.
Ma quale calma!?!?!?
Via, balza giu dal letto, toccata e fuga in bagno, tuffo carpiato con doppio avvitamento nei vestiti, un frullatore al posto della spazzola. Ma quella é l’unica consolazione, i capelli ricci hanno tutto il diritto di essere arruffati.
Dai sono ancora in tempo, prima che arrivi l’orario oltre il quale é permesso ritirare le analisi deve trascorrere ancora una buona ora e mezzo. Tranquilla.
Ma é proprio quando hai fretta che troverai di fronte a te la coda più chilometrica che tu abbia mai visto. Forse esiste una legge di Murphy su questo, devo controllare.
Forse qualcuno dall’alto ha notato la mia spiacevole situazione, fatto sta che inizio a pregare per riuscire a trovare un parcheggio due chilometri prima di arrivare a destinazione.
Credo di aver pregato troppo forte. Non si sa mai qualcuno fosse duro d’orecchie.
Spengo l’auto, “Biiip” chiudo la macchina, imbraccio la borsa e col passo svelto dei miei cinquanta centimetri di gambe mi dirigo verso il punto giallo. Che oggi non é più giallo. No dico, lo chiamano punto giallo ma di giallo non ha più neanche il bottone per richiedere la ricevuta. É un punto rosso scuro, bordeaux per essere precisi.
É indovinate? É guasto!
Si si, occhei, ce ne sono due, ma in questo modo tutte le persone che erano in coda e che si smistavano tra le due postazioni le vedi che piano piano si muovono a rallentatore per formare un’unica fila, e io arrivando col tempismo giusto vedo tale fila formarsi davanti a me, senza darmi la soddisfazione di aver guadagnato neanche un terzultimo posto.
Sono l’ultima della fila. Continua a leggere