“…que me voy!”

Non riesco a vedere bene le lettere sulla tastiera e una goccia cade forte sul dorso della mano.
Una nuova notifica, panico. Un messaggio dolce, tenero, di speranza ma allo stesso tempo triste, dispiaciuto e pieno di rammarico. Ma la risposta è un sorriso, che tu sia afflitta, che tu ti senta tradita, che tu sia sorpresa di leggere parole inaspettate, la risposta è quella. Deve essere quella. I fatti lo impongono, non si può più trascinarsi dietro qualcosa che non ci appartiene più. E allora si sorride e si accetta con serenità quello che è!
Una situazione ricordata, un clima piacevole con frasi confidate.

Una cucina stretta e lunga illuminata dalla porta finestra in fondo che da sul balcone, un tavolo che ospita quattro sedie, ma a quest’ora, di pomeriggio inoltrato, sono solo due ad essere occupate. Una confidenza tenuta segreta, uno scherzetto fatto in vacanza, i capelli tagliati troppo dal parrucchiere, i calzini nuovi comprati al mercato, la mail appena arrivata dalla sorella lontana…
Ho conosciuto tutto questo e l’ho tenuto appeso come un fazzoletto tra il pollice e l’indice, come una sciagurata ragazza.
Mandavo avanti e indietro le due dita come dovessi spargere un pizzico di sale e intanto il fazzoletto oscillava.
Certo, naturalmente. Ovvio. Ovvio che è caduto.
C’è un posto dove i vostri regali involontari si sono automaticamente conservati, ed è lo stesso posto nel quale voi conservate i miei.
Tossisco per alcuni minuti davanti allo schermo, ultimamente questa tosse non mi dà pace. Ma che faccio rispondo, no? Certo, perchè non dovrei. In fondo anche io rimpiango quella cucina e quella mano che euforica mi trascina in balcone per farmi sentire quanto sono profumate le lenzuola di flanella appena lavate col nuovo ammorbidente. Quel profumo di pulito, quel profumo di confortevole armonia…

Martina

Annunci

Qualcuno soffre di immaginazione acuta in famiglia?

Se avvicino troppo le dita al viso mi si incrociano gli occhi, poi tengo le mani ferme e scosto lo sguardo perchè le palpebre mi danno un po’ di dolore; le unghie color marrone si sfocano e quello che vedo è un bel cielo turchese, vento allegro e aria danzante. Ci sono anche i passerotti. Questo quadro naturale l’ammiro dall’interno, con un vetro trasparente che fa da filtro invisibile, da dietro una tenda ocra stropicciata; con il sole che penetra in camera, la luce è luminosamente piacevole e dopo giorni in cui sono stata rinchiusa nel corpo di una novantenne, finalmente torno a respirare a pieni polmoni.

Mi sono tanto indispettita, ma stavolta l’ho fatto facendo valere le mie ragioni. Ovvero, il discorso che portavo avanti nel mio ragionamento era sensato, conciso, lecito…..a patto che anche voi l’aveste pensata come me! Continua a leggere

Quello che le donne sono

“Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra.”

Alda Merini

Le donne corrono, sono frenetiche e sono così presuntuose da impegnarsi tanto per poter compiere più azioni nello stesso momento. Tutte insieme e nel minor tempo possibile. Ma sono donne e ci riescono sempre. Le donne hanno la testa piena di pensieri, vi mettono idee, cattiverie, malizie, sogni futuri, progetti da fare con gli amici, elencano gli acquisti e chi più ne ha più ne metta. Ma guai a voi se tirate fuori un’agenda. Loro ricordano tutto a memoria, ogni dieci minuti proiettano nell’aria il calendario virtuale degli impegni per fare il punto della situazione.
E poi gli impegni si accavallano, credevi di essere libera e invece un piccolo particolare ti fa saltare in mente che avresti già dovuto essere dall’altra parte della città per poi tornare indietro a prendere l’amica e correre di nuovo nei punti d’incontro, e trovarsi e chiacchierare e ricordare i momenti in cui tutta questa frenesia era solo per le nostre mamme. Continua a leggere