Oggi per pranzo non ci sono

Non sono un muro bianco, sono una parete calda con mille mila scritte sopra, frasi in maiuscolo, parole in grassetto, disegni e punti esclamativi. Piena di scarabocchi e bozze lasciate in sospeso. Qualcuno ha scritto su di me e sono diventata quella che sono oggi. Anche io stessa ho preso la penna e ho buttato giù qualche riga, mi sono abbellita e ho modificato persino i capelli.
Non sto qui a guardare, sono qui per rispondere; non sto qui a farmi fregare, sono qui per reagire.
E sono testarda, sono testarda, sono testarda. Impulsiva offenderei per rabbia, riflessiva penserei che valgo di più.

E’ molto più facile vincere quando il gioco è ingenuo ed è ancora più facile lanciare il sasso e nascondere la mano. Ovvero non avere il coraggio di giocare. Ma allora che gusto c’è? Se non si gioca, se non si parla, se non ci si confida, se non si è sinceri…
Una notte, stavo per finire sulla stessa macchina della mia rivale e tutto quello che ho scritto sopra forse non l’avrei scritto. Perchè avrei parlato male, urlato ed offeso. Avrei persino allungato le mani. Questa non è la cosa più triste. La cosa più triste è il motivo…
E nonostante sappia che questo motivo non ne vale la pena sono arrabbiata lo stesso, sono indispettita e umiliata. Me l’hanno confidato e io, da brava sciocca, ci sono rimasta male.
“Non hai perso niente!”
Ma cosa ho perso? Cosa ho perso se non l’ho mai avuto? ….. Continua a leggere

Voce del verbo amare /1

I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore

Jacques Prévert


Mi sono ritrovata a fissare la tua foto per circa dieci minuti. Uno scatto incredibile che mi ha fatto dubitare della mia sicurezza, la sicurezza che tu non fossi felice.
La foto ritrae te e lei; tu sei come ti ho sempre visto, non sei mai cambiato e questo ti fa onore perchè la tua coerenza ha portato avanti la persona buona che ti hanno insegnato ad essere, una persona che dona amore.
Lei è una lei cambiata e diversa dalla normalità, ingrassata e struccata; capirai che nel suo sorriso non vedo felicità, io, ma solo soddisfazione nonchè la gioia di aver vinto la gara. Ma quale gara dico io?
Eppure tu la baci, sulla sua guancia candida le tue labbra sfiorano quella pelle morbida, la pelle di chi ha saputo renderti felice nella sua pazzia. Una pazzia che anche tra trent’anni sono sicura che non riuscirò a capire, e ad accettare. Forse si è affidata ad uno strano incantesimo, inquietante ai miei occhi, ma letale per te. E tu, nostalgico per amore perduto e avido di carezze, hai ceduto dolcemente lasciandoti trasportare in quel viaggio che tutti sappiamo essere un tunnel senza fine.
Scusami, te lo chiedo sinceramente, perchè spero che tu capisca il motivo per cui vedo questo tunnel fatto solo di mattoni e muffa, di aria fredda e mistero, di rumori così assordanti nel loro silenzio spaesante. Continua a leggere