Once upon a time

C’è un posto in quella stramba storia anche per un personaggio serio e brontolone, un imbronciato che scruta il protagonista con le braccia conserte e le sopracciglia ingrottate;
C’è un posto in quel caos di colori anche per quella macchietta che somiglia a una pozzanghera grigia caduta li da un pennelo sgocciolato male;
C’è un posto in quella fantasia genuina anche per una scomoda realtà che irrompe senza bussare e vomita una raffica di scarica elettrica, che fa svegliare, che fa svegliare.

Così uno specchio, splendido amico di compagnia, rivela quello che altri vogliono nascosto; un carattere duro ma coraggioso di rivolta, una cromatura cangiante non bianca nè nera, una creatura del vero che col suo fare crudo è priva di vergogna ed avanza a testa alta camminando in piedi sul tavolo dei commensali ipocriti e abbindolati.

Martina

Giocare a mosca cieca con la paura

Portate la paura nel bel mezzo di un deserto, conducetela lì per mano e bendatele gli occhi con una fascia nera come quando da bimbi giocavamo a mosca cieca. Mettete le vostre mani sulle sue spalle e fatela girare, una, due, tre volte. E quando lei vacillerà perchè starà per perdere l’equilibrio, voi andatevene; correte se necessario, alzate la sabbia se inevitabile, ma lasciatela la in mezzo da sola così che non abbia più niente di vostro di cui saziarsi.

Come definire l’amore?

“Pesci, pensai, non siamo altro che pesci

branchie che si gonfiano e si chiudono

poi viene un gabbiano che dall’alto ci prende e mentre ci smembra ci fa volare,

forse questo è l’amore.”

 

Da “Venuto al Mondo” di Margaret Mazzantini

 

Gabbiani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

// Credits

 

Un anno in più

Non ho avuto tempo di scrivere proprio nel giorno del mio compleanno, l’idea c’era e avevo pensato anche a qualche riga ma ho avuto un bel pò di cose da fare e perdonatemi la schiettezza ma non mi andava, per una volta, di stare qui a scrivere un *bel* post mentre la nella realtà mi stavano aspettando.
Comunque nei giorni precedenti al mio compleanno son stata poco bene e ovviamente questo ha rovinato tutta la bella atmosfera che mi circondava, sapete no quell’atmosfera da “evviva è la mia giornata sarò così felice che bello!” No. così non è andata. Insomma ero demoralizzata che oltre ad avere la febbre, vagavo per casa come uno zombie e non mi scappava un sorriso nemmeno per sbaglio…
Fortunatamente questa depressione dovuta alla febbre è sparita nel giro di due giorni e il mio compleanno l’ho passato in tutta serenità con una buona compagnia e una serata perfetta.
Un pensiero l’ho avuto, in 18 anni non mi era mai successo di non attendere con impazienza questo giorno, mi è sembrato un giorno *quasi* come un altro, quasi come se invece di dirmi che stavo diventando grande…mi stesse dicendo che da qui al prossimo anno è un soffio!

Martina

Lezione di tennis

[Prima lezione]

Diritto, diritto diritto. Rovescio, rovescio, rovescio. Diritto, rovescio, diritto, rovescio.

[Seconda lezione]

Diritto, rovescio, diritto, rovescio, diritto, rovesc…mancata, mancata, mancata, mancata…goal.

Martina

Fila N Posto 12

Non sono mai andata al cinema da sola, mi fa sentire triste. Forse mi farebbe bene provare una volta, dicono che è rilassante invece. Comunque l’altra sera ero proprio al cinema e io di solito seguo il film molto attentamente, non mangio i pop corn, non metto le ginocchia sulla spalliera della poltrona di fronte, non chiacchiero col vicino tra una battuta e un’altra, non fruzzico continuamente nella borsa alla ricerca di un fazzoletto. L’altra sera però, ahimè, ho fatto un gravissimo errore che mi è costato caro, sono riuscita a perdermi una battuta importante o forse no, chissà, perchè ho ceduto alla distrazione. E’ durato solo un secondo eppure me lo ricordo bene quel momento. Avevo la testa voltata a sinistra e dagli occhialini rettangolari dalle lenti mezze unte (le ciglia mi sbattono continuamente alle lenti sporcandole in maniera che non vi potete immaginare, o forse si, se portate gli occhiali) vedevo un viso, un profilo quasi perfetto; le scene prima chiare poi scure del film lo illuminavano con una luce insolita e io certo non me l’aspettavo di esser per un attimo così intontita da quella scoperta cromatica. Sta di fatto che ancora non sono convinta se il mio vicino si sia accorto che lo fissavo oppure no. Magari ha fatto finta.

Martina